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martedì 20 maggio 2014

Il Blogger Occasionale si pone domande su...


Ok.
Magari sono io.
Sicuramente sono io.
Quello che ha dei problemi, intendo.

Anyway.

Ci sono queste persone che caricano video su Youtube, video di loro stessi medesimi pirsonalmente di persona alle prese con una nota bevanda gassata, caramelle al gusto menta più varie ed eventuali.
Nel caso in questione, un preservativo e una crema spalmabile al cioccolato di un'azienda dolciaria arcinota con sede ad Alba, Cuneo, Piemonte, Italia, Europa, Terra, Sistema Solare, Via Lattea (casomai qualcuno leggesse da un punto imprecisato dell'outer space).
Le cose vanno in questa maniera: i nostri impavidi videomaker inseriscono le caramelle dentro la bevanda gassata, sigillano la bottiglia e attendono che tutto esploda in un geyser di liquame appiccicoso.

[NOTA PER ME: rivedere il passaggio "attendono che tutto esploda in un geyser di liquame appiccicoso", perché ho come la sensazione che possa essere frainteso]

Molto bene.
La mia domanda è:
Perché?

La cosa più sconvolgente di tutte tutte tutte è il pathos che tali filmati contengono. Non ci credete? Vediamo il nostro amico in alcuni momenti topici dell'esperimento:

Vedi alla voce PATHOS (e anche TUBO NASCOSTO)



Orco boia!


Tu chiamale se vuoi -esplosioni (di bevanda gassata + caramelle + crema spalmabile + preservativo)
Perché questo tizio pittoresco ha realizzato il record mondiale di coca+mentos+robe_varie uguale BOOM. C'è una disciplina, a quanto pare. Mi immagino gli allenamenti. Estenuanti sessioni di pasticche nella coca. Fiotti di schiuma. Momenti di disperazione, quando l'esplosione è moscia, quando il getto non raggiunge l'altezza o la pressione desiderate. Episodi di grande umanità, quando il vecchio cocamentosista dà una pacca sulla spalla al giovane allievo alle prese con un'esplosione loffia. "Verrà il giorno in cui macchierai il soffitto, ne sono sicuro". Pianti. Gioie e dolori. Fulminee intuizioni: "E se ci aggiungessi la NUTELLA?". Trepidante attesa, quando il beniamino delle folle svita il tappo e infila la mentos.

Va bene, davvero, è stimolante e per certi versi epico... ma perché?

Ci sono anche delle varianti. Quelli, per esempio, che la reazione chimica la attuano all'interno della propria bocca, con questo risultato:

E questo è un 8! La folla è in delirio!
Che arguto passatempo, non trovate?
E infine ci sono le leggende metropolitane: tipo che un ragazzino in Brasile sarebbe morto dopo aver ingerito mentos e coca. Esplosione nello stomaco. Tipo Kenshiro. Oppure il Sig. Creosote.

Viral Video. Un mistero. E poi un mistero nel mistero: questi tizi in fissa con le mentos, la coca, la schiuma, lo sbocco, i tubi nella coca cola...
Vabbè. No, davvero, era solo per mettervi a parte di queste vicende bizzarre.
Comunque ora una cosa mi è chiara. Coca e Mentos, se assunte insieme, posso provocare dei danni incredibili.
Ora vi metto la foto di un tizio che ne consuma in abbondanza sin dall'infanzia.
Guardate che cosa può causare in un essere umano questa pratica bislacca e dannosa:

Com'è già che mi chiamo io?

PS

Perché?


mercoledì 2 ottobre 2013

Il Cittadino Occasionale in "Italia. Ed è subito Crisi"

ANTEFATTO
Il presente post è stato scritto in più riprese. Scritto e riscritto, a essere onesti. Il motivo è presto detto. Finita una stesura, la situazione descritta nella dissertazione cessava di esistere, con sommo movimento di cabbasisi del sottoscritto. Pertanto si ripartiva da capo. E poi, inesorabilmente, vuoi Cicchitto, vuoi Giovanardi, vuoi Dudù mandavano tutto in vacca e via da capo.
Ora, so che la fiducia è stata ottenuta in Senato, e presumibilmente alla Camera sarà un gioco da ragazzi bissare questo grandissimo risultato (ironia inside). Non intendo modificare altro. Puppatevi un post vecchio. Perché nel nostro paese l'attualità è talmente fulminea che, finita di battere un'agenzia, è già ora di scrivere tutto il contrario. 

Domanda:
Se vi trovaste sepolti in un mare di merda, il vostro primo pensiero sarebbe:

A) Come fare a uscirne
B) Che tipo di cacca è
C) Come riuscire a trascinarci qualcuno in mezzo insieme a voi

Ah, la mia patria.
Siamo ufficialmente in crisi. Berlusconi, Silvio, il Caimano, il Nano, lo Psiconano, il Puttaniere, Mr Uveite che dir si voglia, ha posto il paese sotto scacco; e non per i motivi che ci vedete voi, malandrini. Nulla c’entra l’imminente decadenza, figlia di un illegittimo atto di potere del braccio armato della Sinistra. Il Pdl, in fieri Forza Italia, non ci sta e stacca la spina a Letta poiché è stata aumentata l’IVA.


Indovina indovinello, cosa piace al mio pisello?

E allora, dimissioni in bianco. Perché in bianco? Semplice. Metti che sei Cicchitto (e ti chiedo scusa per il paragone). Consegni una lettera in bianco con le dimissioni. La raccoglie Berlusconi. Ci scrive sopra la cifra, per onorare il tuo gesto; diciamo una sorta di atto d’amicizia fatto in euro. Se ti garba questa elargizione liberale, le tue dimissioni da bianche diventano nere su bianche, se non ti garba è presumibile che tu ti accorga di avere una coscienza e non ti dimetti più.
Tortuose, le vie della virtù.
Ma torniamo alle feci. Ci siamo, è ovvio. Approfondiamo dunque la conoscenza di questo straordinario ricettacolo di batteri.
Allora, ci sono i falchi e le colombe. Non è una versione creativa della storia dei fiori e delle api, per mostrare ai miei piccoli lettori come vengono al mondo i bimbi o per introdurli nel mondo della sessualità umana.
I politici di cui sopra spesso si sono introdotti nella nostra sessualità, anche senza consenso e anche passando dal retro. Malandrini loro, direte voi. Epperò.
C’è un però. Un però piuttosto grande. Il però è questo: LI ABBIAMO VOTATI NOI.
Qualche mese fa Scalfari, rispondendo a una domanda del maggiordomo di Letta (aka Fabio Fazio, nella sempre cortese definizione di quel simpa di Beppe Grillo) circa la situazione politica italiana, disse una cosa tanto triste quanto vera. La classe politica che governa un paese rappresenta quel paese. Se noi abbiamo questa gentaglia al potere è perché ce la meritiamo. Punto.
Triste musica di violini. Sipario.

Lo scacchiere presenta ben più di due fazioni in lotta tra loro. Da una parte l’imperituro Silvio, profeta del Silvianesimo. Gli si aggrappano forte forte Daniela Santenché, Mara Carfagna, la Gelmini, Bondi, Capezzone e tutti quelli usualmente definiti FALCHI. Che però preferirei chiamare FALQUI, perché mi fanno cagare. Vicini a questi abbiamo le colombe, COLOMBE, che chiameremo COLOMBIANI, perché sembra si nutrano unicamente di bamba. Altrimenti non mi spiego il loro atteggiamento.


E Vaff vuol proprio dire Vaff!
 Tra di essi, Rotondi (che, giova ricordarlo, si è autonominato candidato Premier del centrodestra), Cicchitto, Alfano (che si definisce “diversamente berlusconiano”), Giovanardi (non capisco mai se quando parla scherza oppure se pensa davvero quel che dice, oppure pensa e basta e gli escono scorregge verbali dalla bocca). Amici amici amici di Silvio che, allo stato attuale delle cose, dicono ANCHE NO.

Poi c’è il PD. Il PD merita una trattazione a parte. Il PD contiene molte contraddizioni. Tipo che non sono sicuro che dentro al partito sappiamo di essere dentro un partito. Perché Epifani (segretario del PD) dice che non vuole un “governicchio”, alludendo a magheggi possibili tra due giorni in sede di voto di fiducia, mentre Letta (presidente del Consiglio) dice che la fiducia è possibile e il governo deve portare a compimento il programma previsto. Poi c’è Renzi.

Sono ganzo, sono giovine, sono Renzi.

Renzi merita una trattazione a parte, all’interno della trattazione a parte. Avete mai sentito parlare Renzi? Ecco. Simpatico, no? Intrattiene, diverte, tiene desta l’attenzione. Vi ricordate anche solo una parola che ha detto, in questi suoi discorsoni? Rispondo io per voi. NO. ZERO. Renzi produce RUMORE, il rumore nasconde l’assenza di contenuti. Questa è semiotica, Baby. Poi ci sono molti altri, tipo Fassina. Fassina mi fa venire le lacrime agli occhi. Si lamenta sempre. Se fossi un parlamentare Fassina lo battezzerei Er Piagnisteo. “Ehi, hai sentito Er Piagnisteo stamattina? Mortacci sua!”. La Bindi invece è scomparsa. D’Alema non so come considerarlo. Ogni tanto parla. Ogni tanto farebbe bene a non parlare.


'ntu culu la dialettica!

Poi c’è il Movimento 5 Stelle. Il M5S non è un “movimento”, è un partito. È la forma religiosa più simile al Silvianesimo che esista oggi in Italia; il profeta del culto è Grillo (che non può sedere in parlamento per un piccolo problemino di natura penale, tipo una condanna per omicidio colposo, una cazzatella). Accanto a Grillo c’è Casaleggio, che è un simpa molto addentro alle strategie della comunicazione e forse un attimino in conflitto di interessi, in quanto blog e alcune opere di Grillo sono realizzati ed editi dalla SUA AZIENDA. Il M5S è formato da giovani alla prima esperienza politica importante, e molti hanno dimostrato di non essere pronti a sedere lì in mezzo. Non lo dico con cattiveria, è una constatazione. Ci vuole preparazione per fare politica, e molti di loro non ne hanno; hanno passione, determinazione, purezza, buone idee anche, ma non metodo.
Il problema che ho con il Movimento è questo: per quel poco che posso capire io di politica, ho sempre pensato che l’elemento fondante di questa antica arte di gestione della cosa pubblica fosse il dialogo. I Grillini, Cittadini, Stellini o come minchia si fanno chiamare negano il dialogo e si pongono in parlamento come fossero gli unici detentori del Giusto. E no, belli miei, così è facile. È come iscriversi all’Esercito di Silvio con qualifica di Generale.
Se vuoi parlare con me, ma subordini il tutto al fatto che io accetti A PRIORI che tu hai ragione, la mia risposta è SUCA. Senza offesa, eh.
La politica è anche questo: sporcarsi le mani, dibattere, stringere alleanze, far saltare alleanze, fare pompini e diventare ministro (ogni tanto succede). Tralasciando la faccenda dei pompini, non si può cambiare tutto quanto il sistema dopo esserci entrati da un’ora. Prima bisogna conoscerlo, resistere alle tentazioni, combatterle, vincerle e proporre un’alternativa. Grillo era un buon comico a inizio carriera. Poi si è evoluto in un autore satirico ficcante e spudorato. La satira mira ad attaccare tutto ciò che appartiene alla cultura di una società (cultura in senso antropologico, dunque usi, costumi, politica, religione etc). Il termine SATIRA e il termine SATURO hanno radice comune e indicano pienezza, varietà di contenuto. L’autore satirico opera un’azione distruttiva per minare le certezze dell’individuo, mettergli sotto il naso contraddizioni e orrori della società in cui vive, spingerlo a riflettere e a fare scelte, senza mai indirizzarlo verso l’una o l’altra alternativa. La satira solleva il velo e mostra il pattume nascosto. Poi sta a te che guardi fare il passo successivo: informarti, scegliere, schierarti. Siccome Grillo utilizza spesso la SATIRA per fare POLITICA, utilizza un ibrido dei due mondi che non è molto onesto. In parte perché la satira ha gioco facile nel demolire, ma non fornisce nulla di costruttivo, non dà alternative, non comunica progetti; quello è appannaggio della politica. La politica del M5S è ANNASSERO TUTTI A FARE IN CULO. Il che, consentitemi di dire, non è che sia poi così costruttivo. Hanno le loro ragioni, ci mancherebbe, la scena politica italiana è così triste che una telenovela brasiliana a confronto sembra Paperissima… Epperò. Se non offri un’alternativa, ma ti limiti a dire sempre CATTIVI, CATTIVI, CATTIVI non ci fai una bella figura. Oppure sei Renato Brunetta. E neppure in quel caso ci fai una bella figura.
POSTILLA: l’alternativa deve essere concretamente realizzabile. Perché se tu dici: Basta guerre, viviamo sereni e felici nel mondo, basta inquinamento, acqua libera per tutti, no TAV, fuori dall’euro, lavorare meno e lavorare meglio, questo è il mio programma di governo.
Sì, bello, niente da dire, epperò SUCA.

Passiamo oltre. Chi rimane? Fratelli d’Italia. Meloni, Crosetto, quell’altro con la voce di Tom Waits dopo che si è mangiato una grattugia. Si erano smarcati da Silvione in tempi non sospetti, poi sono ritornati sui loro passi e entrati in coalizione, poi di nuovo si sono smarcati. Archivio FDI con un SUCA d’ufficio e tanti saluti.

SEL. Quando Vendola parla per affrontare una questione, ci mette così tanto tempo che LA QUESTIONE SI RISOLVE DA SOLA. Fine stratega? Ragazzo fortunato? Il tempo risponderà a questa domanda. SEL è un movimento border line e si comporta come tale. Incarna forse l’unica compagine politica apertamente e concretamente di sinistra in parlamento; una sinistra anacronistica, forse, non estrema ma radicale. Peso politico dell’armata: zero virgola STO CAZZO. Anche loro, purtroppo, confinati a produrre RUMORE.

Lega Nord. Che roba è? Non ricordo. Ah, quelli che credono di essere i discendenti di Obelix, si bevono il Po e si inculano i diamanti. Quelli che chiamano i neri Bingo Bongo, che insultano il ministro Kyenge, che ce l’avevano duro. Quelli del federalismo, antiberlusconiani che escono dalla Giunta quando è ora di votare la decadenza e che poi dicono che il governo deve cadere, ma il loro appoggio al Pdl è esterno, epperò poi magari si riavvicinano, epperò anche BASTA.

Capezzin, Capezzin, Viva Capezzin!

ALTRI. Cosa resta?
I Radicali. Vabbè. Capezzone era Radicale. Silvio ha firmato i referendum dei Radicali. Il mondo è fuori di sesto.
La Destra. C’è ancora quel tizio, come si chiamava… Storace? Mitico Storace. Continua nella tua battaglia contro la realtà. Siamo con te. Storace, che, giova ricordarlo, è stato piantato in asso come uno stronzo dalla Pitonessa (che hai tempi della Destra diceva peste e corna di Silvio).
UDC. Posso saltarli questi?
Scelta Civica, o per meglio dire il partito di Monti senza Monti. Un gioco di prestigio senza prestigio.
Fare per fermare il declino è stato fermato dal declino di Fare per fermare il declino.
Tabacci non so dove sia, mi sfugge come un’anguilla, dove sta? In che partito milita? Sei troppo ganzo, Bruno.

Non mi vengono in mente altri schieramenti. Chiedo venia se ho saltato qualcosa di ragguardevole. Torniamo alla domanda di partenza:
Se vi trovaste sepolti in un mare di merda, quale sarebbe il vostro primo pensiero?
Qualcosa mi dice che la risposta esatta sarebbe la quarta. Non mi interessa.
Il nostro pensiero, nostro come popolo, è sempre: Non mi interessa. A forza di Non mi interessa, qualcun altro si è interessato a noi. Continueremo a comportarci in questo modo?
Spero con tutto il cuore di no, ma temo con tutta quell'altra parte del corpo che inizia con la C di sì.


UPDATE 2 ottobre

Fermi tutti. Le cose sono cambiate.

Questo pezzo l’ho scritto e riscritto perché, una volta terminata una stesura, quello là se ne usciva fuori con un’idea nuova e tutti quanti ad abbaiargli intorno. Ieri sera sembrava fatta, Sallusti sculaccia Cicchitto, Cicchitto morde Sallusti, Alfano sceglie di stare con gli indiani, il Forte di Arcore sputa fuori una rabbiosa Pitonessa accanto a un modesto Capezzone, Grillo manda tutti a fare in culo, il PD non lo so, Letta non ha dormito, qua non dorme più nessuno, Monti dice che Letta deve andare avanti, Maroni li ha rotti i succitati (con lettera minuscola), SEL è guardingo, Giovanardi si ribella a se stesso, gli Stellini in fuga vengono sbertucciati dai colleghi al Senato e alla Camera, scene isteriche, gente che piange, si dispera, urla, strepita, sangue e stridore di denti e intanto votano Sì alla fiducia.
Cioè. Schifani avrebbe dovuto parlare in Senato questa mattina, a titolo di portavoce del Pdl –o meglio, di Forza Italia, perché il nome PDL appartiene ad Alfano.

Oh, Gesù. Non riesco a star dietro a tutte 'ste puntualizzazioni. 
Invece di lasciarlo parlare, Dudù prende la parola. No, non Dudù, volevo dire Berlusconi. È il delirio.
Berlusconi, artefice della crisi di Governo, APPOGGIA LETTA.
Maggioranza schiacciante di Sì.
Sallusti questa mattina titolava il suo Giornale: ALFANO TRADISCE.
Alfano tradisce Berlusconi, che a sua volta tradisce se stesso.

Non so voi, ma io ci rinuncio.
Basta. Tiro i remi in barca. Tanti saluti. Facciano quel che credono...
Tabacci Premier, Cicchitto Presidente della Repubblica, Giovanardi alle Pari Opportunità.
Oppure Carlo Conti alla Cultura.

Europa, acolta qua. 

Commissariaci. Mandaci uno normale, o una normale. Dieci anni di fatica e poi saremo un paese (più o meno) in quadro. Da soli non ce la facciamo.
Basta tergiversare. Ok?
Che se no qua finisce che Berlusconi si dimette e la Pascale diventa Leader di un partito di uomini e cani, dove il confine tra l’una e l’altra delle forme di vita sopra menzionate sarà talmente labile da apparire inesistente.
E per i cani, credetemi, non è un gran complimento.

giovedì 19 settembre 2013

Il Cittadino Occasionale: Erezioni al Discorso di Berlusconi



Reazioni.
Volevo dire Reazioni.

Finalmente ieri pomeriggio Silvio ha rotto il silenzio e si è presentato a noi, suoi figli, con un videomessaggio da brividi.

Tutti insieme: E Santanché Olè, Santanché Olè, Santanché Olè


Chi si aspettava che facesse cadere il Governo si è preso una bella sbertucciata: Silvio, miglior statista degli ultimi 150 anni, non ha nemmeno menzionato il governo, neppure alluso a una eventuale crisi, ha solo spernacchiato i giudici e i sinistri Comunisti, creature mitologiche che assediano le nostre vite.
Ah, sì: poi ha rilanciato Forza Italia.
Ora scusatemi un secondo perché non resisto più, devo smettere di scrivere, uscire di casa, sventolare il bandierone e
RIDERE.
RIDERE A CREPAPELLE.

Oddio. Oddio, non so se ce la faccio.

Dovete sapere che questo post inizialmente avrebbe dovuto essere una sorta di telecronaca. Una roba tipo partita di calcio, con commenti scanditi dal minutaggio. Poi ci ho ripensato, ci ho dormito su, ho letto alcuni commenti, interventi di adepti del Silvianesimo, blog, post sulla pagina Facebook di FI e, soprattutto, ho ascoltato Giovanardi ieri sera da Cruciani (“La Zanzara”, Radio24).
Giovanardi, che, qualora ve lo foste perso, ha paragonato Silvio a Nelson Mandela.
Giovanardi, per l’amor del cielo.
Giovanardi.

Devo scrivere davvero qualcosa sotto una foto del genere?


Domanda: ma Capezzone è morto? Dov’è? Cosa sta combinando in questi giorni? È malato? Perché non interviene, non fa nulla, non scalpita, non aderisce a Forza Italia? Sono preoccupato.

Mi sono riletto per voi il discorso della Discesa in campo.
E ho ascoltato e letto e riletto il nuovo discorso, quello di ieri.

Io dividerei i principi fondanti del Silvianesimo in due. L’antico testamento (discorso del ’94) e il nuovo testamento (discorso del 18 settembre 2013). La cosa buffa è che non cambia una fava.
Zero.
Almeno in profondità. Superficialmente, forse, qualcosina… Nel secondo si chiarisce un po’ meglio che ci troviamo di fronte a una religione, specialmente quando Silvio dice:


“Diventa anche tu un missionario di libertà, diffondi i nostri valori e i nostri programmi, partecipa ai nostri convegni e alle nostre manifestazioni, impegnati nelle prossime campagne elettorali e magari anche nelle sezioni elettorali per evitare che ci vengano sottratti troppi voti, come purtroppo è sempre accaduto.”


Chissene della politica, qua stiamo parlando di missionari. Religione, ve l’avevo detto, no? Non è Berlusconismo, è Silvianesimo. Nella religione (così come nel Mito) la storia non ha alcuna rilevanza, perché sono leggende e fede a costituire le basi per l’etica e la cultura di una società. La nostra etica e la nostra cultura si fondano su Forum, Il pranzo è servito, Bim Bum Bam, Il Grande Fratello, La Corrida, Drive In.
Vai così, Silvio.
Poi però si scade anche nella minaccia, eh. Perché il nostro profeta dice questa cosa qua:


“impegnati nelle prossime campagne elettorali e magari anche nelle sezioni elettorali per evitare che ci vengano sottratti troppi voti, come purtroppo è sempre accaduto”


E quindi io mi chiedo, ma che stai a scherzà?
Ma chi è che ti ha sottratto i voti? Capezzone, dove sei? Giovanardi?
Parentesi Giovanardi: ieri sera il mito Giova ha detto che non entrerà in Forza Italia, che rimarrà nel PDL perché lui è uno dei fondatori, che il PDL non può sparire così, che semmai affiancherà Forza Italia, e poi si è lanciato in un’orazione contro la giustizia italiana, che ha definito stalinista e nazista. Ecco cha ha già fatto suo il dettame del Silvianesimo, ovvero:


“Perché Forza Italia è la vittoria dell’amore sull’invidia e sull’odio.
Perché Forza Italia difende i valori della nostra tradizione cristiana, il valore della vita, della famiglia, della solidarietà, della tolleranza verso tutti a cominciare dagli avversari.”


Giovanardi, sei fuori.
Sei fuori perché tu usi parole di odio e noi siamo il partito dell’amore. Capito, Giovanardi? Hai un cuore arido, non c’è spazio per te nei nostri ranghi. Pussa via.

Facciamo un passo indietro per indagare i dogmi di questo partito amorevole e speranzoso.
Perché Silvio ne ha per tutti, mica soltanto per i giudici e i comunisti, eh?


“Ma devo ricordare che gli elettori purtroppo non ci hanno mai consegnato una maggioranza vera, abbiamo sempre dovuto fare i conti con i piccoli partiti della nostra coalizione che, per i loro interessi particolari, ci hanno sempre impedito di realizzare le riforme indispensabili per modernizzare il Paese, prima tra tutte quella della giustizia.”


Sono confuso.
Partito dell’amore, strigliata ai compagni. Compagni nel senso di colleghi, politici di coalizione, menti affini. Non compagni in senso comunistoide.

Poi c’è il passaggio che preferisco, un capolavoro funambolico di arrampicata su specchi con capriola lessicale carpiata su concetti ritriti:


“Questa magistratura, per la prevalenza acquisita da un suo settore, Magistratura Democratica, si è trasformata da “Ordine” dello Stato, costituito da impiegati pubblici non eletti, in un “Potere” dello Stato, anzi in un “Contropotere” in grado di condizionare il Potere legislativo e il Potere esecutivo e si è data come missione, quella - è una loro dichiarazione - di realizzare “la via giudiziaria” al socialismo.”


Cazzo. La via giudiziaria al socialismo non ammette repliche, poi c’è quel cappello “è una loro dichiarazione” a sancirne una volta per tutte la veridicità. Inoltre abbiamo sempre quel simpatico riferimento al fatto che non sono stati eletti, perché, si sa, se sei eletto PUOI FARE IL CAZZO CHE TI PARE, tanto sei stato eletto, no?
Mamma mia, gente, sto quasi male.
A un certo arriva il principio di infallibilità, buttato lì in mezzo a quella che sembra la propria dichiarazione d’innocenza.


“io non ho commesso alcun reato,
io non sono colpevole di alcunché,
io sono innocente,
io sono assolutamente innocente”


Quella frase, io non sono colpevole di alcunché, è il primo comandamento, la pietra angolare del culto. Silvio non è, né può essere colpevole. Perché egli è l’Eletto (nel senso di vincitore delle elezioni). Chi viene legittimato dal popolo non può essere giudicato, perché non è soggetto alle leggi degli uomini comuni. Quindi anche se infrange le leggi, non può essere sanzionato. In fondo, Forza Italia è il partito dell’amore, lo dice lui stesso. Nel partito dell’amore non esiste spazio per il livore, la rabbia, la deriva giustizialista. Ci sono altre cose. L’amore, la famiglia, i valori cristiani.

Immaginiamo di porre un quesito a Silvio: del tipo, siamo giornalisti, e durante una conferenza stampa in cui enuncia questo suo programma politico-mistico possiamo porre una sola domanda.
La mia domanda sarebbe: Come si configura la faccenda di spogliarelli, puttane minorenni, pompini, concussione, frode fiscale, Emilio Fede, Lele Mora, Noemi, gente in maschera che si denuda di fronte a torme di vecchi bavosi... come si configura tutto questo in relazione ai valori cristiani e la famiglia e la patria e antani? Lo chiederei in una prospettiva del tutto laica, non sono credente, però mi piacerebbe capire. Ci sarà un nesso, magari mi sfugge. Farsi succhiare il pendolo = onorare i valori cristiani. Trovate l’errore.
Il discorso è molto lungo, e devo dire che vedere Silvio che lo pronuncia è sconvolgente. Il Messia è l’oscena caricatura dell’Uomo che nel ’94 scese in campo: sembra una mummia, un manichino, uno di quei pupazzi di una trasmissione che faceva satira politica su Sky (“Gli sgommati”). Trascende l’umano, quasi, con tutto quel trucco in faccia che azzera le rughe e conferisce al viso un aspetto immutabile ed eterno.  Anche spaventoso. Ormai Silvio non è più Berlusconi, è un’idea, un concetto incarnato, la concreta rappresentazione di ciò che voleva essere a inizio carriera. Il self made man che a furia di pugnette diventa cieco e sordo al mondo, essendo lui stesso un mondo (di interessi, di Ego, di ricchezza, di potere). 
Non riconosce nulla di giusto all’infuori di ciò che partorisce: ciò che è giusto è ciò che parte o giunge a Lui. È totalmente autoreferenziale. Ritiene di poter modellare le menti di chi lo ascolta con semplicità, per cui utilizza strategie verbali e retoriche precise e sempre uguali a se stesse. Pause, parole accentuate, movimenti delle mani, mimica facciale (quella poca che gli è rimasta, ovvero “occhi aperti” oppure “occhi chiusi”), tutto questo serve a rinforzare la comunicazione e a controllare chi accetta di farsi soggiogare da Lui. A chi minchia gliene frega della Banca Rasini, di Mangano, Dell’Utri, Previti, Gelli, P2, P3, Verdini, Scajola, Mamma Rosa, Marina, Ruby, Mills, Razzi, Scilipoti, Micaela Biancofiore, Capezzone, Triccheballacche… Lo sfondo non conta se stai osservando le piroette di un grande ballerino: è l’atto in sé che cattura l’attenzione, non il contesto. Però in politica un po’ dovrebbe contare, il contesto, dico bene?
NO.
Perché questa roba qua non ha niente a che fare con la politica. E lo str…ano inquilino di Villa San Martino ci gioca anche sopra, il bastardo, con il suo metadiscorso di ‘sta gran fungia di minchia:


“ (…) occorre che noi tutti ci occupiamo della politica. È sporca? Ma se la lasci a chi la sta sporcando, sarà sempre più sporca… Non te ne vuoi occupare? Ma è la politica stessa che si occuperà comunque di te, della tua vita, della tua famiglia, del tuo lavoro, del tuo futuro.”


Che raffinata trappola, amico mio. E chi è che la sta sporcando? Chi è che ha governato per quasi vent’anni? Fammi indovinare: tu! E anche questo lo dice lui:


“ (…) un certo Silvio Berlusconi, scese in campo, sconfisse la gioiosa macchina da guerra della sinistra, e in due mesi portò i moderati al governo.
Ero io.”


E ‘sto cazzo? Ci starebbe benissimo, credo. Un bello STO CAZZO finale, a sancire che la cifra dell’Italia oggi è una caciara senza via di uscita.
Tutto serio, faccia di pietra, sguardo di brace, ecco che dice: ERO IO, e poi, subito dopo, con un gran sorriso, STO CAZZO. Avrei immediatamente preso la tessera di Forza Italia. Ma proprio seduta stante.
Purtroppo le cose sono andate diversamente.
E il triplice Forza Italia finale?
Leggiamo un momento il passaggio:


“E dunque: Forza Italia! Forza Italia! Forza Italia! Viva l’Italia, viva la libertà: la libertà è l’essenza dell’uomo e Dio creando l’uomo, l’ha voluto libero.”


Qua mi tira in ballo Dio, il pio Silvio Berlusconi. Mi arriva a scomodare il concetto di divinità per dire che la sentenza è sbagliata. Dio vuole l’uomo libero, ergo Berlusca deve essere libero, tutti devono essere liberi. Basta Giudici Corrotti, desiderosi di Giustizia. Basta altri partiti, che agiscono per mero interesse, date tutto in mano a lui, che ha una gran voglia di tenere una cosa tra le dita.
Non la salamella reale, non il lungo mattarello lombardo, non il solerte cavaliere pelato compagno di mille scorrerie in praterie di pelo, nossignori. Vuole prendere in mano un’altra cosa:


“Per questo credo che la cosa migliore da fare sia quella di riprendere in mano la bandiera di Forza Italia.
Perché Forza Italia non è un partito, non è una parte, ma è un’idea, un progetto nazionale che unisce tutti.
Perché Forza Italia è l’Italia delle donne e degli uomini che amano la libertà e che vogliono restare liberi.”


Giovanardi lo ha paragonato a Nelson Mandela. Posso scriverlo ancora una volta? Giovanardi LO HA PARAGONATO A NELSON MANDELA.

Oh, Silvio, Silvio, Silvio. Sai che cosa mi piacerebbe che fosse quel trittico di Forza Italia uscito dalla tua bocca? Il triplice fischio sulla tua era. Partita finita, anche i supplementari.
Lascia stare l’Italia, se la ami.
Voglio parlarti con la sincerità con cui ognuno di noi parla alle persone alle quali vuole bene quando bisogna prendere una decisione importante che riguarda la nostra famiglia. Che si fa in questi casi? Ci si guarda negli occhi, ci si dice la verità e si cerca insieme la strada migliore.
Ci si guarda negli occhi, io e te. Ci si guarda a lungo.
Poi alla fine, nel silenzio complice che si è venuto a creare, io ti dico:
“Zio, hai rotto il cazzo.”

martedì 10 settembre 2013

Lo Spettatore Occasionale si è beccato... Devil's Pass

Lo Spettatore Occasionale si è beccato per voi: Devil’s Pass o The Dyatlov Pass Incident (2013).


Che meraviglia.

Ci sono film che procedono per sottrazione e film che procedono per addizione. Che ne so, Una storia vera di Lynch procede per sottrazione, Le Verità Nascoste per addizione. Il primo è un bel film, il secondo è un ottimo regalo per un amico affetto da coprofilia.
Cos’è la coprofilia?
Accidenti a voi.

Renny Harlin aveva a cuore questa faccenda: nove esperti escursionisti persero la vita la notte del 2 febbraio 1959 a causa di un evento sconosciuto. I corpi furono trovati nel giro di tre mesi: sembrava fossero usciti dalle tende in piena notte, mezzi nudi, uno di questi era privo di lingua, quell’altro aveva tracce di radiazioni, due presentavano fratture del cranio, insomma, una storia misteriosa di mistero, basata su un evento tragico realmente avvenuto. Le teorie sulla faccenda si sprecano: si passa da una valanga, all'attacco di una tribù di indigeni, a yeti, UFO, zombie, Giovanardi, insomma, un mucchio di spiegazioni ai confini della realtà. Ancora oggi non si sa esattamente che cosa causò la morte degli scalatori. Se vi interessa approfondire la conoscenza di questo fatto oscuro, beccatevi ‘sto link.

Link da beccarsi

Harlin, l’uomo che ha causato il fallimento di Carolco (ok, magari non proprio solo lui, ma ci ha messo del suo con Cutthoat Island: costato 98 mln ne incassò 10 circa…) ma anche lo stesso che ci ha regalato Die Hard 2, si mette dietro la macchina da presa con la lucida determinazione di chi ha un obiettivo: affrontare la storia di cui sopra, renderla di dominio pubblico, azzardare una spiegazione. Qualcosa del genere.


Salve, sono Ridge di Beautiful.

Per portare a termine questo compito fa due scelte: immagina che un gruppo di giovani esploratori torni sul luogo della tragedia ai giorni nostri, per indagare su cosa sia accaduto alla spedizione storica, e sceglie di girare un found footage. Io non ero d’accordo, ma le mie rimostranze non sono state sufficienti a fargli cambiare idea.
Devil’s Pass o The Dyatlov Pass Incident (2013) non procede per sottrazione, e già il fatto che abbia due titoli la dice lunga in proposito.
La pellicola ha una regia (?) che, per la natura restrittiva del formato scelto, è minimale; forse addirittura meno shaky di quanto uno si aspetterebbe da un FF. C’è sempre un tizio che riprende gli altri tizi in mezzo alla neve, sul treno, in un bar e tutti chiacchierano e bla bla bla bla. Found Footage.
Primo limite del film: se mi giri una pellicola nella quale devo stare a sentire ragazzini che parlano tra loro in mezzo al nulla, scegli dei ragazzini che sappiano recitare. Grazie, Renny. Postilla: magari scegli anche uno sceneggiatore capace di rendere i dialoghi interessanti (Diablo Cody, pussa via!).
Secondo limite del film: mi trovo in difficoltà ad affrontare il passaggio che segue. Per poter andare a fondo della questione, dovrei spoilerare a manetta. Considerato il fatto che Devil’s Pass non è ancora uscito in Italia, ho delle remore a farlo. Intanto metto uno SPOILER ALERT, poi si vedrà.

Se leggete oltre, lo fate a vostro rischio e pericolo. Primo limite del film, ragazzini che non sanno recitare. Secondo limite del film: tralasciando questioni tecniche, concentriamoci sulla componente narrativa. I giovani raggiungono gli Urali e si apprestano a partire per la loro scampagnata, partono, si accampano, ripartono, si riaccampano, succede un casino. Il film a questo punto si spacca a metà. Prima c’è un crescendo di tensione: all’inizio sappiamo dai titoli di un TG russo che della spedizione si sono perse le tracce, poi la storia riparte da capo con la trovata del filmato recuperato da una delle videocamere del gruppo.
MA IN SOSTANZA NON SUCCEDE NIENTE PER QUARANTA MINUTI. Ma proprio niente. Zero. Però un minimo di tensione c’è, oh, lo giuro. Perché ti aspetti che stia per succedere qualcosa. Cioè, la bussola va a banane mentre scalano il monte diretti al passo dove gli alpinisti morirono negli anni cinquanta. I cellulari non prendono. I capelli diventano crespi. Però non è che ci sono mostri. Niente di niente. Poi… Poi iniziano i problemi. Nell’ordine: c’è una slavina. Una tizia muore. Un tizio è ferito. Arrivano dal nulla in cima alla montagna due uomini, dicono di essere soccorritori, il tizio ferito dice che non è possibile siano già lì, quelli non feriti corrono via, i tizi sparano, i fuggiaschi raggiungono una porta nella montagna (true story), la aprono, si infilano dentro, se la chiudono alle spalle.


Magia, mistero. Parola di Quelo.

Cos’è, Lost?
Magari.

Ci sono tunnel scavati nelle montagne. Si addentrano in questi tunnel e… Secondo me, a questo punto, la produzione ha mandato un impiegato a chiedere e Renny se aveva intenzione di mettere qualcosa nel suo film, che ne so, un mostro, UFO, morti ammazzati, sangue, mistero.
Renny sbrocca e dice: Sai che faccio? Io ci metto TUTTO.
E lo fa. Ci mette veramente tutto.
Nel bunker troviamo: laboratori, stanze delle torture, dossier militari che parlano di esperimenti segreti, lo stato di servizio di centomila soldati russi uccisi in azione, l’esperimento di Philadelphia, il teletrasporto, mostri ridicoli che stanno sul soffitto e poi cadono e poi si magnano uno, un altro stanzino, un passaggio nelle caverne tipo Stargate, con tanto di pittogrammi dei nativi di mille anni prima… Tutto in un quarto d’ora. Tralascio il twist finale. Perché c’è, un twist finale. L’ho già detto che il film procede per addizione?

Insomma, Devil’s Pass o The Dyatlov Pass Incident (2013) avrebbe potuto essere un film interessante, se prima di girarlo avessero deciso cosa metterci dentro e cosa escludere. Girato così, non so… è come se voi decideste di organizzare una cena. Invitate dieci amici. Decidete di fare due antipasti, un primo, un secondo e un dolce. Dieci minuti prima che arrivino gli ospiti, dovete ancora iniziare a cucinare. Tirate fuori tutti gli ingredienti e… Boh, per fare prima li mescolate tutti in un secchio, gli ingredienti del primo, del dolce, dell'antipasto, tutto insieme. Sulla carta il menu era invitante, ma mescolato tutto così, quel pastone molliccio e ributtante cos’è?


Che cuoco sopraffino!
Appunto.

Il giudizio dunque è: Meglio avere un secchio (Monty Python©)