Dell'Utri è in Libano, ma non fate dell'ironia perché è talmente malato che ha contagiato i suoi due legali.
Che erano in Italia.
Ti pare una malattia da poco quella che contagia a migliaia di chilometri di distanza?
No, per dire.
A me tutto sembra meno che una malattia da poco.
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mercoledì 16 aprile 2014
giovedì 28 novembre 2013
La decadenza non è una danza, ma amara sostanza per un uomo de panza. Firmato: Il Cittadino Occasionale
Mentre tutto quanto il circo al quale la politica nostrana ci ha abituati, giungendo infine a narcotizzarci, fa bella mostra della propria mostruosità, sento il grande vuoto lasciato dalla domanda chiave, che mi sembra nessuno abbia l'ardire di fare.
Poniamo che, in un qualunque altro paese al mondo, un uomo politico importante sia condannato per un reato ai danni della comunità (perché Frode Fiscale quello significa); poniamo che tutti attendano il pronunciamento dell’ennesima assemblea di rappresentanti della nazione per sapere se questo politico si leverà dai marroni oppure no; poniamo che si viva un quotidiano stillicidio di dichiarazioni, prevaricazioni, anatemi, piagnistei, filippiche e orazioni; secondo voi, considerate le premesse di cui sopra, è possibile che nessuno si ponga la domanda delle domande?
La domanda delle domande è: (mettetevi seduti, prendete fiato, fatevi coraggio)
PERCHÉ NON SI È DIMESSO SPONTANEAMENTE?
Non dopo l’ultimo grado di giudizio, ma prima. Prima del primo, magari. Per decoro. Rispetto del proprio paese, dei propri concittadini, della propria dignità.
Esiste la dignità in Berlusconi? La risposta è:
AH HA AH AH AH AH AH AH HA AH AH AH AH AH.
Beh, no. Non esiste.
Zero.
Nessuna traccia.
Mentre si parla di fine di un’epoca, di caduta di un gigante, di gigantesco crollo di una figura ingombrante, di ingombrante e gigantesca caduta di palle di fronte a un nano dall’ombra chilometrica, il mondo seguita a roteare su se stesso, gli altri paesi vivono vite in cerca di una parvenza di normalità e noi restiamo ipnotizzati a osservarci l’ombelico.
Come ho già avuto modo di osservare in precedenza, il Silvianesimo continua a dar prova di grande radicamento, di estrema forza. Valletti, paggi e donne di piacere starnazzano intorno al loro Leader (vecchio e consumato), parlandosi addosso e dipingendo un quadro silviocentrico all’interno del quale la sola effigie del Re è chiara, mentre tutto il resto è uno sfocato insieme di colori.
La Biancofiore (alla quale auguro un momento di lucidità, uno solo, in cui la drammatica presa di coscienza di ciò che è e di ciò che rappresenta la spinga a tacere per sempre) dichiara: "Quando le donne vedono un uomo ricco, ci si buttano a pesce".
Michaela. Michaela (con l’acca) cara.
Michaela mia, io temo che UNA donna nello specifico si sia buttata sul PESCE di un uomo ricco, e se ti fischiano le orecchie, forse è perché ne sai qualcosa.
Brunetta dice robe turpi di chiunque, gioca con le parole ("grandi intese, piccole intese, governo di sinistra"). Bondi (dal fisico falliforme, con una testa a cappella che induce a pensare che sia una grandissima, viscida testa di QUARZO) graffia Formigoni, Formigoni, altro uomo priva di alcuna dignità, continua a sedere e battibeccare con quegli altri, Cuperlo e Renzi si prendono a parole e si rendono ridicoli con battute da quinta elementare, Vendola inciampa in un’intercettazione da brividi, Grillo continua a chiedere la testa di Napolitano, e al contempo insiste nel volersi appropriare dei meriti (?) della caduta del decaduto.
La politica italiana è Berlusconi. Si articola in maniera antitetica intorno a lui. Ci sono quelli a favore e quelli contro, due macrocategorie; scendi di livello, trovi ulteriori divisioni. Tali divisioni sono ulteriormente disposte lungo una scala, secondo le attitudini di chi le popola. Ci sono quelli più volenti (nel difendere o nell’attaccare), i moderati, i border line, e poi Casini, che fa categoria a sé, uno che pur di tenere le natiche sulla poltrona arriverebbe a dire qualsiasi cosa.
C'è anche di peggio, eh. Tipo Capezzone.
Dichiarazione di Capezzone:
"Berlusconi si paragona a Napoleone e Churchill. Mi ricorda la barzelletta dei due matti: uno dice "Io sono Mosè e Iddio mi ha dato le tavole della legge" e l’ altro, offeso "Ma guarda che io non ti ho dato niente!". Ecco, lui potrebbe essere il secondo matto, mentre per il novello Mosè bisogna scegliere tra Bondi e Fede" (Corriere della Sera, 2006).
Daniele, basta così? Ti mordi questa linguetta dispettosa?
Berlusconi non è il male più grande dell’Italia, ma certo non è stato per l'Italia portatore di grandi benefici.
Innanzitutto, con il Silvianesimo la politica è diventata ShowBiz, i fatti sono scomparsi a favore delle descrizioni, la realtà si è trasformata in narrazione, la visione delle cose è stata sostituita dalla percezione. Lo schema ha funzionato e ha stabilito regole ferree: apparire, apparire, apparire. Dichiarare, dichiarare, dichiarare. Smentire, smentire, smentire.
La sovraesposizione di sé propria del Cavaliere ha generato un’alterazione della percezione; che lo si condivida o meno, Berlusconi è diventato necessario alla politica, anzi, di più: quasi sinonimo di politica. La sua strategia di marketing ha funzionato alla grande: depauperamento della cultura in politica, in società, nella comunicazione. Perché due categorie di persone possono pensare che il controllo dell’informazione e dell'intrattenimento operato da Berlusconi non abbia avuto effetti sulla popolazione: persone sprovvedute o persone in malafede. La comunicazione ha un potere immenso. Non si tratta soltanto di pubblicità o di spettacolo: saper utilizzare tecniche specifiche del settore restituisce un immenso potere, e tale potere fa ottenere risultati.
Mediaset (o Fininvest, come si chiamava prima) ha depositato un sostrato culturale innegabile. Associato a esso, ha distribuito idee, ideali e valori che sono stati determinanti nella formazione di almeno una generazione. Uno dei motivi per cui ha funzionato risiede nel fatto che, almeno in Italia e ancora oggi, la televisione come mezzo di informazione e formazione è ritenuto affidabile, e un’informazione o un concetto rilasciati attraverso di essa sono recepiti come oggettivi.
Chi scampa la televisione, viene raggiunto dalle testate giornalistiche violente edite dalla famiglia B o da altre forme di trasmissione del messaggio. La carta stampata del gruppo ha sdoganato l’uso di parolacce in prima pagina, l’insulto, lo sberleffo inserito in un contesto di serietà, prendendo precipue caratteristiche dei giornali satirici (per esempio il linguaggio colorito de "Il Vernacoliere") e affiancandolo alle linee guida di riviste "di regime", di partito, settarie e ostili a tutto ciò che rappresenta altre forme di pensiero o di giudizio.
La trasmissione di un messaggio non è soltanto la consegna di un significato, ma anche (e in certi casi soprattutto) la modalità di consegna, la creazione di un significato attraverso la scelta del mezzo utilizzato per diffonderlo e la ragnatela si sottintesi che sta dentro al messaggio stesso. La carta vincente del Silvianesimo è da un lato il vittimismo (tutti ce l'hanno con il povero Silvio, tutti lo insultano, lo osteggiano, rendono impossibile che realizzi le grandissime imprese che avrebbe tutte le capacità di portare a termine), dall'altro il disprezzo figlio di un senso di superiorità. Silvio si sente (e si mostra) superiore a tutti. Anche davanti ai suoi accoliti. Egli è migliore, in ogni ambito.
Chiedete a Zoff.
Non accetta critica, né sopporta il dialogo. Il Silvianesimo (così come la politica vista dal dinamico duo Grillo - Casaleggio) è monologica, non dialettica. Di fronte al dialogo, arretra, si arrocca e lancia attacchi. Se rifiuta il contatto con altro da Sé, non soltanto è uno sterile monologo, ma addirittura un atto masturbatorio. Non porta a nulla, non genera figli, è determinata e mossa soltanto dal desiderio di compiacersi.
Dopo vent'anni di una politica fatta di pugnette, ammetto di essere un po' stanco.
Non si tratta di disamore, quanto di totale assenza di speranze, di prospettive di cambiamento, di positività. Ieri sera ascoltavo Mulè dibattere con Augias a Otto e mezzo. Mulè incarna lo stereotipo del Berlusconiano DOC. Le tecniche oratorie sono quelle di tutti gli altri: si parla con supponenza, mancanza di rispetto per l'interlocutore; si provoca in continuazione, si impedisce il dialogo utilizzando strumenti triti e ritriti (interrompere l'avversario mentre parla, parlargli sopra), ci si dipinge come vittime di un qualche non meglio precisato "schema", che mira all'assunzione del potere calpestando tutto e tutti (i Comunisti, la Magistratura, la Sinistra, la Stampa in generale, i Movimenti di protesta o altri nemici intercambiabili), si ripete il mantra in voga nel periodo (con la reiterazione di determinate parole chiave), solite cose.
Nauseanti cose.
Eppure gente in piazza ce n'è. Persone che accolgono la vulgata del Silvianesimo e partecipano con convinzione alla celebrazione del loro profeta; si ritorna al concetto di narrazione, mille miglia distanti dalla politica. È ShowBiz, baby.
E per tutti noi, osservatori stanchi e fiaccati da anni di repliche? Siamo un po' come Bill Murray in "Ricomincio da capo". La sveglia suona, scendi dal letto, scopri di essere intrappolato in un eterno ieri, un giorno già vissuto destinato a ripetersi in eterno.
Sono un maledetto sognatore, lo ammetto. Fino a qualche anno fa avrei detto che per interrompere il sortilegio la ricetta è semplice: fare cultura. Punto.
Oggi? Ammetto di non esserne più tanto sicuro.
Siano ancora nella notte del Silvianesimo, un'epoca oscurantista e fastidiosa, popolata da cortigiani e da uno che ha fatto danni incalcolabili al sistema Italia pur riuscendo a mantenere un'immagine di Sé vincente. Un uomo che ha guidato la più ampia maggioranza di Governo della Storia Repubblicana, eppure è riuscito a non combinare un piffero. Uno che viene amato dalle persone più umili, più deboli e da quelle più asservite e opportuniste. Una notte senza stelle, caliginosa e terribile.
Come si esce da questa notte?
Saperlo, Signora Mia...
Gli schiamazzi di Renzi, Grillo e Silvio riempiono il buio di un assordante frastuono, una comunicazione fondata sul chiasso e non sul messaggio, una comunicazione massiva, piena di informazioni, di contrasti, di elementi simili, ma priva di un contenuto "univoco" e riconoscibile, un concetto che in semiotica si chiama "rumore".
La danza che ci fanno danzare è uno sconclusionato sistema di passi scoordinati, utile a far passare il tempo mentre altri consumano le nostre prospettive.
Forse dobbiamo continuare a provarci: fare cultura, ognuno nel suo piccolo. Criticare, proporre, costruire. Riscoprire il gusto e la necessità del dialogo.
Magari non servirà, e un giorno scopriremo di non aver ottenuto grandi risultati... Ma almeno potremo dire a noi stessi di averci provato.
Poniamo che, in un qualunque altro paese al mondo, un uomo politico importante sia condannato per un reato ai danni della comunità (perché Frode Fiscale quello significa); poniamo che tutti attendano il pronunciamento dell’ennesima assemblea di rappresentanti della nazione per sapere se questo politico si leverà dai marroni oppure no; poniamo che si viva un quotidiano stillicidio di dichiarazioni, prevaricazioni, anatemi, piagnistei, filippiche e orazioni; secondo voi, considerate le premesse di cui sopra, è possibile che nessuno si ponga la domanda delle domande?
La domanda delle domande è: (mettetevi seduti, prendete fiato, fatevi coraggio)
PERCHÉ NON SI È DIMESSO SPONTANEAMENTE?
Non dopo l’ultimo grado di giudizio, ma prima. Prima del primo, magari. Per decoro. Rispetto del proprio paese, dei propri concittadini, della propria dignità.
Esiste la dignità in Berlusconi? La risposta è:
AH HA AH AH AH AH AH AH HA AH AH AH AH AH.
![]() |
| Che meraviglia, che classe, che stile inconfondibile. |
Zero.
Nessuna traccia.
Mentre si parla di fine di un’epoca, di caduta di un gigante, di gigantesco crollo di una figura ingombrante, di ingombrante e gigantesca caduta di palle di fronte a un nano dall’ombra chilometrica, il mondo seguita a roteare su se stesso, gli altri paesi vivono vite in cerca di una parvenza di normalità e noi restiamo ipnotizzati a osservarci l’ombelico.
Come ho già avuto modo di osservare in precedenza, il Silvianesimo continua a dar prova di grande radicamento, di estrema forza. Valletti, paggi e donne di piacere starnazzano intorno al loro Leader (vecchio e consumato), parlandosi addosso e dipingendo un quadro silviocentrico all’interno del quale la sola effigie del Re è chiara, mentre tutto il resto è uno sfocato insieme di colori.
La Biancofiore (alla quale auguro un momento di lucidità, uno solo, in cui la drammatica presa di coscienza di ciò che è e di ciò che rappresenta la spinga a tacere per sempre) dichiara: "Quando le donne vedono un uomo ricco, ci si buttano a pesce".
Michaela. Michaela (con l’acca) cara.
Michaela mia, io temo che UNA donna nello specifico si sia buttata sul PESCE di un uomo ricco, e se ti fischiano le orecchie, forse è perché ne sai qualcosa.
Brunetta dice robe turpi di chiunque, gioca con le parole ("grandi intese, piccole intese, governo di sinistra"). Bondi (dal fisico falliforme, con una testa a cappella che induce a pensare che sia una grandissima, viscida testa di QUARZO) graffia Formigoni, Formigoni, altro uomo priva di alcuna dignità, continua a sedere e battibeccare con quegli altri, Cuperlo e Renzi si prendono a parole e si rendono ridicoli con battute da quinta elementare, Vendola inciampa in un’intercettazione da brividi, Grillo continua a chiedere la testa di Napolitano, e al contempo insiste nel volersi appropriare dei meriti (?) della caduta del decaduto.
La politica italiana è Berlusconi. Si articola in maniera antitetica intorno a lui. Ci sono quelli a favore e quelli contro, due macrocategorie; scendi di livello, trovi ulteriori divisioni. Tali divisioni sono ulteriormente disposte lungo una scala, secondo le attitudini di chi le popola. Ci sono quelli più volenti (nel difendere o nell’attaccare), i moderati, i border line, e poi Casini, che fa categoria a sé, uno che pur di tenere le natiche sulla poltrona arriverebbe a dire qualsiasi cosa.
C'è anche di peggio, eh. Tipo Capezzone.
Dichiarazione di Capezzone:
"Berlusconi si paragona a Napoleone e Churchill. Mi ricorda la barzelletta dei due matti: uno dice "Io sono Mosè e Iddio mi ha dato le tavole della legge" e l’ altro, offeso "Ma guarda che io non ti ho dato niente!". Ecco, lui potrebbe essere il secondo matto, mentre per il novello Mosè bisogna scegliere tra Bondi e Fede" (Corriere della Sera, 2006).
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| Non è magnifico che dietro quest'uomo ci sia la scritta "MARKETTE"? |
Daniele, basta così? Ti mordi questa linguetta dispettosa?
Berlusconi non è il male più grande dell’Italia, ma certo non è stato per l'Italia portatore di grandi benefici.
Innanzitutto, con il Silvianesimo la politica è diventata ShowBiz, i fatti sono scomparsi a favore delle descrizioni, la realtà si è trasformata in narrazione, la visione delle cose è stata sostituita dalla percezione. Lo schema ha funzionato e ha stabilito regole ferree: apparire, apparire, apparire. Dichiarare, dichiarare, dichiarare. Smentire, smentire, smentire.
La sovraesposizione di sé propria del Cavaliere ha generato un’alterazione della percezione; che lo si condivida o meno, Berlusconi è diventato necessario alla politica, anzi, di più: quasi sinonimo di politica. La sua strategia di marketing ha funzionato alla grande: depauperamento della cultura in politica, in società, nella comunicazione. Perché due categorie di persone possono pensare che il controllo dell’informazione e dell'intrattenimento operato da Berlusconi non abbia avuto effetti sulla popolazione: persone sprovvedute o persone in malafede. La comunicazione ha un potere immenso. Non si tratta soltanto di pubblicità o di spettacolo: saper utilizzare tecniche specifiche del settore restituisce un immenso potere, e tale potere fa ottenere risultati.
Mediaset (o Fininvest, come si chiamava prima) ha depositato un sostrato culturale innegabile. Associato a esso, ha distribuito idee, ideali e valori che sono stati determinanti nella formazione di almeno una generazione. Uno dei motivi per cui ha funzionato risiede nel fatto che, almeno in Italia e ancora oggi, la televisione come mezzo di informazione e formazione è ritenuto affidabile, e un’informazione o un concetto rilasciati attraverso di essa sono recepiti come oggettivi.
Chi scampa la televisione, viene raggiunto dalle testate giornalistiche violente edite dalla famiglia B o da altre forme di trasmissione del messaggio. La carta stampata del gruppo ha sdoganato l’uso di parolacce in prima pagina, l’insulto, lo sberleffo inserito in un contesto di serietà, prendendo precipue caratteristiche dei giornali satirici (per esempio il linguaggio colorito de "Il Vernacoliere") e affiancandolo alle linee guida di riviste "di regime", di partito, settarie e ostili a tutto ciò che rappresenta altre forme di pensiero o di giudizio.
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| Esempio di giornalismo misurato e per nulla sensazionalistico. |
La trasmissione di un messaggio non è soltanto la consegna di un significato, ma anche (e in certi casi soprattutto) la modalità di consegna, la creazione di un significato attraverso la scelta del mezzo utilizzato per diffonderlo e la ragnatela si sottintesi che sta dentro al messaggio stesso. La carta vincente del Silvianesimo è da un lato il vittimismo (tutti ce l'hanno con il povero Silvio, tutti lo insultano, lo osteggiano, rendono impossibile che realizzi le grandissime imprese che avrebbe tutte le capacità di portare a termine), dall'altro il disprezzo figlio di un senso di superiorità. Silvio si sente (e si mostra) superiore a tutti. Anche davanti ai suoi accoliti. Egli è migliore, in ogni ambito.
Chiedete a Zoff.
Non accetta critica, né sopporta il dialogo. Il Silvianesimo (così come la politica vista dal dinamico duo Grillo - Casaleggio) è monologica, non dialettica. Di fronte al dialogo, arretra, si arrocca e lancia attacchi. Se rifiuta il contatto con altro da Sé, non soltanto è uno sterile monologo, ma addirittura un atto masturbatorio. Non porta a nulla, non genera figli, è determinata e mossa soltanto dal desiderio di compiacersi.
Dopo vent'anni di una politica fatta di pugnette, ammetto di essere un po' stanco.
Non si tratta di disamore, quanto di totale assenza di speranze, di prospettive di cambiamento, di positività. Ieri sera ascoltavo Mulè dibattere con Augias a Otto e mezzo. Mulè incarna lo stereotipo del Berlusconiano DOC. Le tecniche oratorie sono quelle di tutti gli altri: si parla con supponenza, mancanza di rispetto per l'interlocutore; si provoca in continuazione, si impedisce il dialogo utilizzando strumenti triti e ritriti (interrompere l'avversario mentre parla, parlargli sopra), ci si dipinge come vittime di un qualche non meglio precisato "schema", che mira all'assunzione del potere calpestando tutto e tutti (i Comunisti, la Magistratura, la Sinistra, la Stampa in generale, i Movimenti di protesta o altri nemici intercambiabili), si ripete il mantra in voga nel periodo (con la reiterazione di determinate parole chiave), solite cose.
Nauseanti cose.
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| Mannaggia la pupazza. |
Eppure gente in piazza ce n'è. Persone che accolgono la vulgata del Silvianesimo e partecipano con convinzione alla celebrazione del loro profeta; si ritorna al concetto di narrazione, mille miglia distanti dalla politica. È ShowBiz, baby.
E per tutti noi, osservatori stanchi e fiaccati da anni di repliche? Siamo un po' come Bill Murray in "Ricomincio da capo". La sveglia suona, scendi dal letto, scopri di essere intrappolato in un eterno ieri, un giorno già vissuto destinato a ripetersi in eterno.
Sono un maledetto sognatore, lo ammetto. Fino a qualche anno fa avrei detto che per interrompere il sortilegio la ricetta è semplice: fare cultura. Punto.
Oggi? Ammetto di non esserne più tanto sicuro.
Siano ancora nella notte del Silvianesimo, un'epoca oscurantista e fastidiosa, popolata da cortigiani e da uno che ha fatto danni incalcolabili al sistema Italia pur riuscendo a mantenere un'immagine di Sé vincente. Un uomo che ha guidato la più ampia maggioranza di Governo della Storia Repubblicana, eppure è riuscito a non combinare un piffero. Uno che viene amato dalle persone più umili, più deboli e da quelle più asservite e opportuniste. Una notte senza stelle, caliginosa e terribile.
Come si esce da questa notte?
Saperlo, Signora Mia...
Gli schiamazzi di Renzi, Grillo e Silvio riempiono il buio di un assordante frastuono, una comunicazione fondata sul chiasso e non sul messaggio, una comunicazione massiva, piena di informazioni, di contrasti, di elementi simili, ma priva di un contenuto "univoco" e riconoscibile, un concetto che in semiotica si chiama "rumore".
La danza che ci fanno danzare è uno sconclusionato sistema di passi scoordinati, utile a far passare il tempo mentre altri consumano le nostre prospettive.
Forse dobbiamo continuare a provarci: fare cultura, ognuno nel suo piccolo. Criticare, proporre, costruire. Riscoprire il gusto e la necessità del dialogo.
Magari non servirà, e un giorno scopriremo di non aver ottenuto grandi risultati... Ma almeno potremo dire a noi stessi di averci provato.
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mercoledì 2 ottobre 2013
Il Cittadino Occasionale in "Italia. Ed è subito Crisi"
ANTEFATTO
Il presente post è stato scritto in più riprese. Scritto e riscritto, a essere onesti. Il motivo è presto detto. Finita una stesura, la situazione descritta nella dissertazione cessava di esistere, con sommo movimento di cabbasisi del sottoscritto. Pertanto si ripartiva da capo. E poi, inesorabilmente, vuoi Cicchitto, vuoi Giovanardi, vuoi Dudù mandavano tutto in vacca e via da capo.Ora, so che la fiducia è stata ottenuta in Senato, e presumibilmente alla Camera sarà un gioco da ragazzi bissare questo grandissimo risultato (ironia inside). Non intendo modificare altro. Puppatevi un post vecchio. Perché nel nostro paese l'attualità è talmente fulminea che, finita di battere un'agenzia, è già ora di scrivere tutto il contrario.
Domanda:
Se vi trovaste sepolti in un mare di merda, il vostro primo pensiero sarebbe:
A) Come fare a uscirne
B) Che tipo di cacca è
C) Come riuscire a trascinarci qualcuno in mezzo insieme a voi
Ah, la mia patria.
Siamo ufficialmente in crisi. Berlusconi, Silvio, il Caimano, il Nano, lo Psiconano, il Puttaniere, Mr Uveite che dir si voglia, ha posto il paese sotto scacco; e non per i motivi che ci vedete voi, malandrini. Nulla c’entra l’imminente decadenza, figlia di un illegittimo atto di potere del braccio armato della Sinistra. Il Pdl, in fieri Forza Italia, non ci sta e stacca la spina a Letta poiché è stata aumentata l’IVA.
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| Indovina indovinello, cosa piace al mio pisello? |
E allora, dimissioni in bianco. Perché in bianco? Semplice. Metti che sei Cicchitto (e ti chiedo scusa per il paragone). Consegni una lettera in bianco con le dimissioni. La raccoglie Berlusconi. Ci scrive sopra la cifra, per onorare il tuo gesto; diciamo una sorta di atto d’amicizia fatto in euro. Se ti garba questa elargizione liberale, le tue dimissioni da bianche diventano nere su bianche, se non ti garba è presumibile che tu ti accorga di avere una coscienza e non ti dimetti più.
Tortuose, le vie della virtù.
Ma torniamo alle feci. Ci siamo, è ovvio. Approfondiamo dunque la conoscenza di questo straordinario ricettacolo di batteri.
Allora, ci sono i falchi e le colombe. Non è una versione creativa della storia dei fiori e delle api, per mostrare ai miei piccoli lettori come vengono al mondo i bimbi o per introdurli nel mondo della sessualità umana.
I politici di cui sopra spesso si sono introdotti nella nostra sessualità, anche senza consenso e anche passando dal retro. Malandrini loro, direte voi. Epperò.
C’è un però. Un però piuttosto grande. Il però è questo: LI ABBIAMO VOTATI NOI.
Qualche mese fa Scalfari, rispondendo a una domanda del maggiordomo di Letta (aka Fabio Fazio, nella sempre cortese definizione di quel simpa di Beppe Grillo) circa la situazione politica italiana, disse una cosa tanto triste quanto vera. La classe politica che governa un paese rappresenta quel paese. Se noi abbiamo questa gentaglia al potere è perché ce la meritiamo. Punto.
Triste musica di violini. Sipario.
Lo scacchiere presenta ben più di due fazioni in lotta tra loro. Da una parte l’imperituro Silvio, profeta del Silvianesimo. Gli si aggrappano forte forte Daniela Santenché, Mara Carfagna, la Gelmini, Bondi, Capezzone e tutti quelli usualmente definiti FALCHI. Che però preferirei chiamare FALQUI, perché mi fanno cagare. Vicini a questi abbiamo le colombe, COLOMBE, che chiameremo COLOMBIANI, perché sembra si nutrano unicamente di bamba. Altrimenti non mi spiego il loro atteggiamento.
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| E Vaff vuol proprio dire Vaff! |
Poi c’è il PD. Il PD merita una trattazione a parte. Il PD contiene molte contraddizioni. Tipo che non sono sicuro che dentro al partito sappiamo di essere dentro un partito. Perché Epifani (segretario del PD) dice che non vuole un “governicchio”, alludendo a magheggi possibili tra due giorni in sede di voto di fiducia, mentre Letta (presidente del Consiglio) dice che la fiducia è possibile e il governo deve portare a compimento il programma previsto. Poi c’è Renzi.
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| Sono ganzo, sono giovine, sono Renzi. |
Renzi merita una trattazione a parte, all’interno della trattazione a parte. Avete mai sentito parlare Renzi? Ecco. Simpatico, no? Intrattiene, diverte, tiene desta l’attenzione. Vi ricordate anche solo una parola che ha detto, in questi suoi discorsoni? Rispondo io per voi. NO. ZERO. Renzi produce RUMORE, il rumore nasconde l’assenza di contenuti. Questa è semiotica, Baby. Poi ci sono molti altri, tipo Fassina. Fassina mi fa venire le lacrime agli occhi. Si lamenta sempre. Se fossi un parlamentare Fassina lo battezzerei Er Piagnisteo. “Ehi, hai sentito Er Piagnisteo stamattina? Mortacci sua!”. La Bindi invece è scomparsa. D’Alema non so come considerarlo. Ogni tanto parla. Ogni tanto farebbe bene a non parlare.
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| 'ntu culu la dialettica! |
Poi c’è il Movimento 5 Stelle. Il M5S non è un “movimento”, è un partito. È la forma religiosa più simile al Silvianesimo che esista oggi in Italia; il profeta del culto è Grillo (che non può sedere in parlamento per un piccolo problemino di natura penale, tipo una condanna per omicidio colposo, una cazzatella). Accanto a Grillo c’è Casaleggio, che è un simpa molto addentro alle strategie della comunicazione e forse un attimino in conflitto di interessi, in quanto blog e alcune opere di Grillo sono realizzati ed editi dalla SUA AZIENDA. Il M5S è formato da giovani alla prima esperienza politica importante, e molti hanno dimostrato di non essere pronti a sedere lì in mezzo. Non lo dico con cattiveria, è una constatazione. Ci vuole preparazione per fare politica, e molti di loro non ne hanno; hanno passione, determinazione, purezza, buone idee anche, ma non metodo.
Il problema che ho con il Movimento è questo: per quel poco che posso capire io di politica, ho sempre pensato che l’elemento fondante di questa antica arte di gestione della cosa pubblica fosse il dialogo. I Grillini, Cittadini, Stellini o come minchia si fanno chiamare negano il dialogo e si pongono in parlamento come fossero gli unici detentori del Giusto. E no, belli miei, così è facile. È come iscriversi all’Esercito di Silvio con qualifica di Generale.
Se vuoi parlare con me, ma subordini il tutto al fatto che io accetti A PRIORI che tu hai ragione, la mia risposta è SUCA. Senza offesa, eh.
La politica è anche questo: sporcarsi le mani, dibattere, stringere alleanze, far saltare alleanze, fare pompini e diventare ministro (ogni tanto succede). Tralasciando la faccenda dei pompini, non si può cambiare tutto quanto il sistema dopo esserci entrati da un’ora. Prima bisogna conoscerlo, resistere alle tentazioni, combatterle, vincerle e proporre un’alternativa. Grillo era un buon comico a inizio carriera. Poi si è evoluto in un autore satirico ficcante e spudorato. La satira mira ad attaccare tutto ciò che appartiene alla cultura di una società (cultura in senso antropologico, dunque usi, costumi, politica, religione etc). Il termine SATIRA e il termine SATURO hanno radice comune e indicano pienezza, varietà di contenuto. L’autore satirico opera un’azione distruttiva per minare le certezze dell’individuo, mettergli sotto il naso contraddizioni e orrori della società in cui vive, spingerlo a riflettere e a fare scelte, senza mai indirizzarlo verso l’una o l’altra alternativa. La satira solleva il velo e mostra il pattume nascosto. Poi sta a te che guardi fare il passo successivo: informarti, scegliere, schierarti. Siccome Grillo utilizza spesso la SATIRA per fare POLITICA, utilizza un ibrido dei due mondi che non è molto onesto. In parte perché la satira ha gioco facile nel demolire, ma non fornisce nulla di costruttivo, non dà alternative, non comunica progetti; quello è appannaggio della politica. La politica del M5S è ANNASSERO TUTTI A FARE IN CULO. Il che, consentitemi di dire, non è che sia poi così costruttivo. Hanno le loro ragioni, ci mancherebbe, la scena politica italiana è così triste che una telenovela brasiliana a confronto sembra Paperissima… Epperò. Se non offri un’alternativa, ma ti limiti a dire sempre CATTIVI, CATTIVI, CATTIVI non ci fai una bella figura. Oppure sei Renato Brunetta. E neppure in quel caso ci fai una bella figura.
POSTILLA: l’alternativa deve essere concretamente realizzabile. Perché se tu dici: Basta guerre, viviamo sereni e felici nel mondo, basta inquinamento, acqua libera per tutti, no TAV, fuori dall’euro, lavorare meno e lavorare meglio, questo è il mio programma di governo.
Sì, bello, niente da dire, epperò SUCA.
Passiamo oltre. Chi rimane? Fratelli d’Italia. Meloni, Crosetto, quell’altro con la voce di Tom Waits dopo che si è mangiato una grattugia. Si erano smarcati da Silvione in tempi non sospetti, poi sono ritornati sui loro passi e entrati in coalizione, poi di nuovo si sono smarcati. Archivio FDI con un SUCA d’ufficio e tanti saluti.
SEL. Quando Vendola parla per affrontare una questione, ci mette così tanto tempo che LA QUESTIONE SI RISOLVE DA SOLA. Fine stratega? Ragazzo fortunato? Il tempo risponderà a questa domanda. SEL è un movimento border line e si comporta come tale. Incarna forse l’unica compagine politica apertamente e concretamente di sinistra in parlamento; una sinistra anacronistica, forse, non estrema ma radicale. Peso politico dell’armata: zero virgola STO CAZZO. Anche loro, purtroppo, confinati a produrre RUMORE.
Lega Nord. Che roba è? Non ricordo. Ah, quelli che credono di essere i discendenti di Obelix, si bevono il Po e si inculano i diamanti. Quelli che chiamano i neri Bingo Bongo, che insultano il ministro Kyenge, che ce l’avevano duro. Quelli del federalismo, antiberlusconiani che escono dalla Giunta quando è ora di votare la decadenza e che poi dicono che il governo deve cadere, ma il loro appoggio al Pdl è esterno, epperò poi magari si riavvicinano, epperò anche BASTA.
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| Capezzin, Capezzin, Viva Capezzin! |
ALTRI. Cosa resta?
I Radicali. Vabbè. Capezzone era Radicale. Silvio ha firmato i referendum dei Radicali. Il mondo è fuori di sesto.
La Destra. C’è ancora quel tizio, come si chiamava… Storace? Mitico Storace. Continua nella tua battaglia contro la realtà. Siamo con te. Storace, che, giova ricordarlo, è stato piantato in asso come uno stronzo dalla Pitonessa (che hai tempi della Destra diceva peste e corna di Silvio).
UDC. Posso saltarli questi?
Scelta Civica, o per meglio dire il partito di Monti senza Monti. Un gioco di prestigio senza prestigio.
Fare per fermare il declino è stato fermato dal declino di Fare per fermare il declino.
Tabacci non so dove sia, mi sfugge come un’anguilla, dove sta? In che partito milita? Sei troppo ganzo, Bruno.
Non mi vengono in mente altri schieramenti. Chiedo venia se ho saltato qualcosa di ragguardevole. Torniamo alla domanda di partenza:
Se vi trovaste sepolti in un mare di merda, quale sarebbe il vostro primo pensiero?
Qualcosa mi dice che la risposta esatta sarebbe la quarta. Non mi interessa.
Il nostro pensiero, nostro come popolo, è sempre: Non mi interessa. A forza di Non mi interessa, qualcun altro si è interessato a noi. Continueremo a comportarci in questo modo?
Spero con tutto il cuore di no, ma temo con tutta quell'altra parte del corpo che inizia con la C di sì.
UPDATE 2 ottobre
Fermi tutti. Le cose sono cambiate.
Questo pezzo l’ho scritto e riscritto perché, una volta terminata una stesura, quello là se ne usciva fuori con un’idea nuova e tutti quanti ad abbaiargli intorno. Ieri sera sembrava fatta, Sallusti sculaccia Cicchitto, Cicchitto morde Sallusti, Alfano sceglie di stare con gli indiani, il Forte di Arcore sputa fuori una rabbiosa Pitonessa accanto a un modesto Capezzone, Grillo manda tutti a fare in culo, il PD non lo so, Letta non ha dormito, qua non dorme più nessuno, Monti dice che Letta deve andare avanti, Maroni li ha rotti i succitati (con lettera minuscola), SEL è guardingo, Giovanardi si ribella a se stesso, gli Stellini in fuga vengono sbertucciati dai colleghi al Senato e alla Camera, scene isteriche, gente che piange, si dispera, urla, strepita, sangue e stridore di denti e intanto votano Sì alla fiducia.
Cioè. Schifani avrebbe dovuto parlare in Senato questa mattina, a titolo di portavoce del Pdl –o meglio, di Forza Italia, perché il nome PDL appartiene ad Alfano.
Oh, Gesù. Non riesco a star dietro a tutte 'ste puntualizzazioni.
Invece di lasciarlo parlare, Dudù prende la parola. No, non Dudù, volevo dire Berlusconi. È il delirio.
Berlusconi, artefice della crisi di Governo, APPOGGIA LETTA.
Maggioranza schiacciante di Sì.
Sallusti questa mattina titolava il suo Giornale: ALFANO TRADISCE.
Alfano tradisce Berlusconi, che a sua volta tradisce se stesso.
Non so voi, ma io ci rinuncio.
Basta. Tiro i remi in barca. Tanti saluti. Facciano quel che credono...
Tabacci Premier, Cicchitto Presidente della Repubblica, Giovanardi alle Pari Opportunità.
Oppure Carlo Conti alla Cultura.
Europa, acolta qua.
Commissariaci. Mandaci uno normale, o una normale. Dieci anni di fatica e poi saremo un paese (più o meno) in quadro. Da soli non ce la facciamo.
Basta tergiversare. Ok?
Che se no qua finisce che Berlusconi si dimette e la Pascale diventa Leader di un partito di uomini e cani, dove il confine tra l’una e l’altra delle forme di vita sopra menzionate sarà talmente labile da apparire inesistente.
E per i cani, credetemi, non è un gran complimento.
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giovedì 26 settembre 2013
Lo Spettatore Occasionale alle prese con i Grandi Antichi: Call of Cthulhu (2005)
H.P.
Lovecraft è stato uno scrittore americano di inizio novecento, mai esploso in
vita.
Esploso nel senso di divenuto famoso. Non esploso tipo tritolo.
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| Ciao a tutti, sono Lovecraft. Non sono mai esploso in vita. Nel senso di diventato famoso, non del tritolo. |
Fu amico di
Bloch (l’autore di Psycho), grande estimatore di Poe, ispiratore di un’intera
generazione di autori horror e weird, bastardo retrogrado razzista e
antisemita. Tralasciando l’ultima parte della sua breve introduzione (che me lo
fa odiare come essere umano), Lovecraft fu il visionario creatore di un
universo caustico e nichilista, popolato da Dei dimenticati che attendono il
giusto momento per tornare a calpestare la Terra. Il suo Orrore Cosmico è ancora oggi
efficace e disturbante, malsano e morboso, affascinante e deprimente al tempo
stesso.
Il cinema è
un’arte che prevede la creazione di immagini in movimento, correlate tra di
esse, caratterizzate da una trama e da dettagli tecnici dei quali immagino vi
freghi meno di zero.
Ma forse
questo lo sapete già.
Il cinema ha
spesso attinto alla narrativa per cavar fuori idee per pellicole da distribuire
sul mercato. Edgar Allan Poe è stato amato dalla Hammer, poi da Bava, Fulci,
Argento e così via. Lovecraft ha ispirato molto il cinema, senza mai riuscire a
essere tradotto in maniera decorosa. Tipo che gli adattamenti cinematografici
di Lovecraft sono delle merde.
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| Ciao ciao, gente! Non sono una pellicola basata sui lavori di Lovecraft, sono uno Str...o normale! |
Non c’è
nemmeno da discutere.
Salverei
Re-Animator, se proprio dovessi dirne uno, anche se sconfina nel campo del
demenziale, nella commedia nerissima a sfondo splatter. Minchia, che
definizione.
Ora smettete
di sbadigliare che passiamo alla recensione.
Il cardine
della narrativa di Lovecraft ruota intorno al culto segreto di Dei primigeni,
chiamati Antichi, Grandi Antichi o Vecchi. Questi Dei hanno un profeta, che si
chiama Cthulhu.
Cthulhu è un
gigante con ali di drago, corpo antropomorfo, artigli, testa di polipo. Gigante
nel senso che è alto come una montagna. È fatto di una materia che non può
essere distrutta. Dorme sepolto sotto l’oceano, in una città morta che si
chiama R’Lyeh. Capito? Non hanno come profeta Ezechiele o San Giovanni, questi
Antichi, ma un titano mostruoso che schiaccia le città come fossero cacche di
cane. Uno a zero per gli Antichi.
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| Io sono Cthulhu. Nella antica lingua di R'Lyeh il mio nome significa: "Non rompete il cazzo". |
“Il Richiamo
di Cthulhu” è il racconto con il quale Lovecraft tenta di collegare tutta la
propria narrativa precedente in un universo tematico univoco, e getta le basi
per storie appartenenti al Mito che scriverà (o riscriverà per altri autori,
come revisore di bozze) negli anni a venire.
Il racconto
è apprezzabile ancora oggi, molto inquietante, terribile al punto giusto e con
un climax mostruoso nel terzo atto.
Manco a
farlo apposta, questo racconto mai era stato approcciato dal cinema, che ha
preferito saccheggiare storie minori per regalarci chicche di letame mica da
ridere.
Nel 2005 la HPL Historical
Society realizza un film dal titolo The call of Cthulhu: attori non
professionisti, scarsi mezzi, tanta fedeltà al testo di partenza, grande
conoscenza del corpus letterario del Nostro e una sconfinata passione.
Ah, già: lo
girano in bianco e nero come fosse un film degli anni venti. Per la precisione,
un film espressionista.
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| Non sembra roba tipo anni venti? |
Risultato:
un’opera davvero magnifica. Magnifica dal punto di vista estetico, perché
aderisce perfettamente ai canoni dell’espressionismo che omaggia (con sequenze
che sembrano rubate a Il gabinetto del Dottor Caligari o Lo studente di
Praga o ancora Nosferatu di Murnau.); magnifica dal punto di vista
narrativo, perché rispetta la fonte sia nel dipanarsi della vicenda che nella
struttura del racconto (il racconto originale è diviso in tre parti, tre microracconti
fatti da personaggi diversi, tre differenti punti di vista, parti di un mosaico
che soltanto alla fine in parte si ricomporrà; il film mantiene la struttura
tripartita e offre la stessa molteplicità di punti di vista); magnifica dal
punto di vista della suggestione, perché pur utilizzando un linguaggio ostico
come quello del film muto, riesce a trasmettere l’inquietudine e il senso di
minaccia che la storia crea.
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| Oh, il prodigioso effetto speciale alla Mucciaccia! |
Stiamo
parlando di un film muto, nel quale gli attori non parlano se non attraverso cartelli
inseriti tra una breve sequenza e l’altra, non è esattamente un film di Michael
Bay, però tiene desta l’attenzione e intriga. La fotografia è molto curata e
contribuisce a scolpire sul volto degli attori emozioni e sensazioni,
veicolandole al pubblico in maniera forte e convincente; scene oniriche e
avventurose sono realizzate immaginando di avere gli strumenti tecnici
dell’epoca, quindi con effetti ottici quali prospettive forzate, minimi
movimenti di macchina, mimica esasperata, giochi di luce e animazioni a passo
uno.
Ovvio che al
culmine della tensione, nella terza parte, quando effetti speciali più moderni
avrebbero aumentato la resa emozionale delle scene, forse il film perde un po’
di potenza, ma è un difetto lieve; nel complesso si tratta di uno dei più
riusciti adattamenti cinematografici che abbia visto (considerando l’aderenza
alla fonte).
E poi
Cthulhu non è mai stato condannato per frode fiscale.
Provaci, a
condannare Cthulhu per frode fiscale.
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| Condannami, se riesci. Forza. Ti sfido. |
In
conclusione, se siete alla ricerca di un film muto semisconosciuto, che dura
poco, ha effetti speciali farlocchi (tipo teli di tessuto mossi da ventilatori
per ricreare le onde del mare, un mostro realizzato in stop motion), attori che
non avete mai visto e una colonna sonora senza Rihanna, Lady Gaga o uno di quei
giovinastri che fanno musica senza cuore (oh, Bill Hicks, quanto maledettamente
avevi ragione), allora questo film fa per voi.
Se invece
non ve ne frega una ceppa di cinema, Lovecraft, espressionismo, stop motion e
Cthulhu, guardatevi qualcos’altro.
Cazzo ne so,
guardatevi Sotto Assedio.
Tra l’altro,
qualche anno dopo (2011) i nostri eroi della HPLHS ci riprovano con il racconto
The Whisperer in Darkness: sempre bianco e nero, sempre attori non
professionisti, sempre pochi fondi. Non citano più l’espressionismo tedesco, ma
i film americani con argomento soprannaturale degli anni cinquanta. Il racconto
originale è molto bello. Il film no. NO. Prima metà ok. Poi NO. No, perché da
un certo punto in avanti ha una deriva action poveraccia e malrealizzata; si
stacca rumorosamente dalla fonte e imbocca una strada incerta, tentando nel
finale di metterci una pezza. E poi i mostri in CGI farlocca… Preferisco non
vedere nulla. Preferisco gommapiuma, lattice, pupazzoni fatti a cazzo. CGI cagosa
in un film del genere no.
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| Ma sono davvero così brutto? E se mi pettino diverso? |
Un saluto
anche dal Sommo Cthulhu.
![]() |
| Ciao ciao, statemi bene. |
giovedì 19 settembre 2013
Il Cittadino Occasionale: Erezioni al Discorso di Berlusconi
Reazioni.
Volevo dire Reazioni.
Volevo dire Reazioni.
Finalmente ieri pomeriggio Silvio ha rotto il silenzio e si
è presentato a noi, suoi figli, con un videomessaggio da brividi.
| Tutti insieme: E Santanché Olè, Santanché Olè, Santanché Olè |
Chi si aspettava che facesse cadere il Governo si è preso
una bella sbertucciata: Silvio, miglior statista degli ultimi 150 anni, non ha
nemmeno menzionato il governo, neppure alluso a una eventuale crisi, ha solo
spernacchiato i giudici e i sinistri Comunisti, creature mitologiche che
assediano le nostre vite.
Ah, sì: poi ha rilanciato Forza Italia.
Ora scusatemi un secondo perché non resisto più, devo
smettere di scrivere, uscire di casa, sventolare il bandierone e
RIDERE.
RIDERE A CREPAPELLE.
Oddio. Oddio, non so se ce la faccio.
Dovete sapere che questo post inizialmente avrebbe dovuto
essere una sorta di telecronaca. Una roba tipo partita di calcio, con commenti
scanditi dal minutaggio. Poi ci ho ripensato, ci ho dormito su, ho letto alcuni
commenti, interventi di adepti del Silvianesimo, blog, post sulla pagina
Facebook di FI e, soprattutto, ho ascoltato Giovanardi ieri sera da Cruciani (“La Zanzara”, Radio24).
Giovanardi, che, qualora ve lo foste perso, ha paragonato
Silvio a Nelson Mandela.
Giovanardi, per l’amor del cielo.
Giovanardi.
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| Devo scrivere davvero qualcosa sotto una foto del genere? |
Domanda: ma Capezzone è morto? Dov’è? Cosa sta combinando in
questi giorni? È malato? Perché non interviene, non fa nulla, non scalpita, non
aderisce a Forza Italia? Sono preoccupato.
Mi sono riletto per voi il discorso della Discesa in campo.
E ho ascoltato e letto e riletto il nuovo discorso, quello
di ieri.
Io dividerei i principi fondanti del Silvianesimo in due.
L’antico testamento (discorso del ’94) e il nuovo testamento (discorso del 18
settembre 2013). La cosa buffa è che non cambia una fava.
Zero.
Almeno in profondità. Superficialmente, forse, qualcosina… Nel
secondo si chiarisce un po’ meglio che ci troviamo di fronte a una religione,
specialmente quando Silvio dice:
“Diventa anche tu un missionario di libertà, diffondi i nostri valori e i nostri programmi, partecipa ai nostri convegni e alle nostre manifestazioni, impegnati nelle prossime campagne elettorali e magari anche nelle sezioni elettorali per evitare che ci vengano sottratti troppi voti, come purtroppo è sempre accaduto.”
Chissene della politica, qua stiamo parlando di missionari. Religione, ve l’avevo detto,
no? Non è Berlusconismo, è Silvianesimo. Nella religione (così come nel Mito)
la storia non ha alcuna rilevanza, perché sono leggende e fede a costituire le
basi per l’etica e la cultura di una società. La nostra etica e la nostra
cultura si fondano su Forum, Il pranzo è servito, Bim Bum Bam, Il Grande
Fratello, La Corrida,
Drive In.
Vai così, Silvio.
Poi però si scade anche nella minaccia, eh. Perché il nostro
profeta dice questa cosa qua:
“impegnati nelle prossime campagne elettorali e magari anche nelle sezioni elettorali per evitare che ci vengano sottratti troppi voti, come purtroppo è sempre accaduto”
E quindi io mi chiedo, ma
che stai a scherzà?
Ma chi è che ti ha sottratto i voti? Capezzone, dove sei?
Giovanardi?
Parentesi Giovanardi: ieri sera il mito Giova ha detto che non entrerà in Forza Italia, che rimarrà nel PDL perché lui è uno dei fondatori, che il PDL non può sparire così, che semmai affiancherà Forza Italia, e poi si è lanciato in un’orazione contro la giustizia italiana, che ha definito stalinista e nazista. Ecco cha ha già fatto suo il dettame del Silvianesimo, ovvero:
Parentesi Giovanardi: ieri sera il mito Giova ha detto che non entrerà in Forza Italia, che rimarrà nel PDL perché lui è uno dei fondatori, che il PDL non può sparire così, che semmai affiancherà Forza Italia, e poi si è lanciato in un’orazione contro la giustizia italiana, che ha definito stalinista e nazista. Ecco cha ha già fatto suo il dettame del Silvianesimo, ovvero:
“Perché Forza Italia è la vittoria dell’amore sull’invidia e sull’odio.Perché Forza Italia difende i valori della nostra tradizione cristiana, il valore della vita, della famiglia, della solidarietà, della tolleranza verso tutti a cominciare dagli avversari.”
Giovanardi, sei fuori.
Sei fuori perché tu usi parole di odio e noi siamo il
partito dell’amore. Capito, Giovanardi? Hai un cuore arido, non c’è spazio per
te nei nostri ranghi. Pussa via.
Facciamo un passo indietro per indagare i dogmi di questo
partito amorevole e speranzoso.
Perché Silvio ne ha per tutti, mica soltanto per i giudici e
i comunisti, eh?
“Ma devo ricordare che gli elettori purtroppo non ci hanno mai consegnato una maggioranza vera, abbiamo sempre dovuto fare i conti con i piccoli partiti della nostra coalizione che, per i loro interessi particolari, ci hanno sempre impedito di realizzare le riforme indispensabili per modernizzare il Paese, prima tra tutte quella della giustizia.”
Sono confuso.
Partito dell’amore, strigliata ai compagni. Compagni nel
senso di colleghi, politici di coalizione, menti affini. Non compagni in senso
comunistoide.
Poi c’è il passaggio che preferisco, un capolavoro
funambolico di arrampicata su specchi con capriola lessicale carpiata su
concetti ritriti:
“Questa magistratura, per la prevalenza acquisita da un suo settore, Magistratura Democratica, si è trasformata da “Ordine” dello Stato, costituito da impiegati pubblici non eletti, in un “Potere” dello Stato, anzi in un “Contropotere” in grado di condizionare il Potere legislativo e il Potere esecutivo e si è data come missione, quella - è una loro dichiarazione - di realizzare “la via giudiziaria” al socialismo.”
Cazzo. La via giudiziaria al socialismo non ammette repliche,
poi c’è quel cappello “è una loro dichiarazione” a sancirne una volta per tutte
la veridicità. Inoltre abbiamo sempre quel simpatico riferimento al fatto che
non sono stati eletti, perché, si sa, se sei eletto PUOI FARE IL CAZZO CHE TI
PARE, tanto sei stato eletto, no?
Mamma mia, gente, sto quasi male.
A un certo arriva il principio di infallibilità, buttato lì
in mezzo a quella che sembra la propria dichiarazione d’innocenza.
“io non ho commesso alcun reato,io non sono colpevole di alcunché,io sono innocente,io sono assolutamente innocente”
Quella frase, io non sono colpevole di alcunché, è il primo comandamento, la
pietra angolare del culto. Silvio non è, né può essere colpevole. Perché egli è l’Eletto (nel senso di vincitore delle
elezioni). Chi viene legittimato dal popolo non può essere giudicato, perché
non è soggetto alle leggi degli uomini comuni. Quindi anche se infrange le
leggi, non può essere sanzionato. In fondo, Forza Italia è il partito
dell’amore, lo dice lui stesso. Nel partito dell’amore non esiste spazio per il
livore, la rabbia, la deriva giustizialista. Ci sono altre cose. L’amore, la
famiglia, i valori cristiani.
Immaginiamo di porre un quesito a Silvio: del tipo, siamo
giornalisti, e durante una conferenza stampa in cui enuncia questo suo programma
politico-mistico possiamo porre una sola domanda.
La mia domanda sarebbe: Come si configura la faccenda di spogliarelli, puttane minorenni, pompini, concussione, frode fiscale, Emilio Fede, Lele Mora, Noemi, gente in maschera che si denuda di fronte a torme di vecchi bavosi... come si configura tutto questo in relazione ai valori cristiani e la famiglia e la patria e antani? Lo chiederei in una prospettiva del tutto laica, non sono credente, però mi piacerebbe capire. Ci sarà un nesso, magari mi sfugge. Farsi succhiare il pendolo = onorare i valori cristiani. Trovate l’errore.
La mia domanda sarebbe: Come si configura la faccenda di spogliarelli, puttane minorenni, pompini, concussione, frode fiscale, Emilio Fede, Lele Mora, Noemi, gente in maschera che si denuda di fronte a torme di vecchi bavosi... come si configura tutto questo in relazione ai valori cristiani e la famiglia e la patria e antani? Lo chiederei in una prospettiva del tutto laica, non sono credente, però mi piacerebbe capire. Ci sarà un nesso, magari mi sfugge. Farsi succhiare il pendolo = onorare i valori cristiani. Trovate l’errore.
Il discorso è molto lungo, e devo dire che vedere Silvio che
lo pronuncia è sconvolgente. Il Messia è l’oscena caricatura dell’Uomo che nel
’94 scese in campo: sembra una mummia, un manichino, uno di quei pupazzi di una
trasmissione che faceva satira politica su Sky (“Gli sgommati”). Trascende
l’umano, quasi, con tutto quel trucco in faccia che azzera le rughe e
conferisce al viso un aspetto immutabile ed eterno. Anche spaventoso. Ormai Silvio non è più Berlusconi,
è un’idea, un concetto incarnato, la concreta rappresentazione di ciò che voleva
essere a inizio carriera. Il self made man che a furia di pugnette diventa
cieco e sordo al mondo, essendo lui stesso un
mondo (di interessi, di Ego, di ricchezza, di potere).
Non riconosce nulla di giusto all’infuori di ciò che
partorisce: ciò che è giusto è ciò che parte o giunge a Lui. È totalmente
autoreferenziale. Ritiene di poter modellare le menti di chi lo ascolta con
semplicità, per cui utilizza strategie verbali e retoriche precise e sempre
uguali a se stesse. Pause, parole accentuate, movimenti delle mani, mimica
facciale (quella poca che gli è rimasta, ovvero “occhi aperti” oppure “occhi
chiusi”), tutto questo serve a rinforzare la comunicazione e a controllare chi
accetta di farsi soggiogare da Lui. A chi minchia gliene frega della Banca
Rasini, di Mangano, Dell’Utri, Previti, Gelli, P2, P3, Verdini, Scajola, Mamma
Rosa, Marina, Ruby, Mills, Razzi, Scilipoti, Micaela Biancofiore, Capezzone,
Triccheballacche… Lo sfondo non conta se stai osservando le piroette di un
grande ballerino: è l’atto in sé che cattura l’attenzione, non il contesto.
Però in politica un po’ dovrebbe contare, il contesto, dico bene?
NO.
NO.
Perché questa roba qua non ha niente a che fare con la
politica. E lo str…ano inquilino di Villa San Martino ci gioca anche sopra, il
bastardo, con il suo metadiscorso di ‘sta gran fungia di minchia:
“ (…) occorre che noi tutti ci occupiamo della politica. È sporca? Ma se la lasci a chi la sta sporcando, sarà sempre più sporca… Non te ne vuoi occupare? Ma è la politica stessa che si occuperà comunque di te, della tua vita, della tua famiglia, del tuo lavoro, del tuo futuro.”
Che raffinata trappola, amico mio. E chi è che la sta
sporcando? Chi è che ha governato per quasi vent’anni? Fammi indovinare: tu! E
anche questo lo dice lui:
“ (…) un certo Silvio Berlusconi, scese in campo, sconfisse la gioiosa macchina da guerra della sinistra, e in due mesi portò i moderati al governo.Ero io.”
E ‘sto cazzo? Ci starebbe benissimo, credo. Un bello STO
CAZZO finale, a sancire che la cifra dell’Italia oggi è una caciara senza via
di uscita.
Tutto serio, faccia di pietra, sguardo di brace, ecco che
dice: ERO IO, e poi, subito dopo, con un gran sorriso, STO CAZZO. Avrei
immediatamente preso la tessera di Forza Italia. Ma proprio seduta stante.
Purtroppo le cose sono andate diversamente.
E il triplice Forza Italia finale?
Leggiamo un momento il passaggio:
“E dunque: Forza Italia! Forza Italia! Forza Italia! Viva l’Italia, viva la libertà: la libertà è l’essenza dell’uomo e Dio creando l’uomo, l’ha voluto libero.”
Qua mi tira in ballo Dio, il pio Silvio Berlusconi. Mi
arriva a scomodare il concetto di divinità per dire che la sentenza è
sbagliata. Dio vuole l’uomo libero, ergo Berlusca deve essere libero, tutti
devono essere liberi. Basta Giudici Corrotti, desiderosi di Giustizia. Basta
altri partiti, che agiscono per mero interesse, date tutto in mano a lui, che
ha una gran voglia di tenere una cosa tra le dita.
Non la salamella reale, non il lungo mattarello lombardo,
non il solerte cavaliere pelato compagno di mille scorrerie in praterie di
pelo, nossignori. Vuole prendere in mano un’altra cosa:
“Per questo credo che la cosa migliore da fare sia quella di riprendere in mano la bandiera di Forza Italia.Perché Forza Italia non è un partito, non è una parte, ma è un’idea, un progetto nazionale che unisce tutti.Perché Forza Italia è l’Italia delle donne e degli uomini che amano la libertà e che vogliono restare liberi.”
Giovanardi lo ha paragonato a Nelson Mandela. Posso
scriverlo ancora una volta? Giovanardi LO HA PARAGONATO A NELSON MANDELA.
Oh, Silvio, Silvio, Silvio. Sai che cosa mi piacerebbe che
fosse quel trittico di Forza Italia uscito dalla tua bocca? Il triplice fischio
sulla tua era. Partita finita, anche i supplementari.
Lascia stare l’Italia, se la ami.
Voglio parlarti con la sincerità con cui ognuno di noi parla
alle persone alle quali vuole bene quando bisogna prendere una decisione
importante che riguarda la nostra famiglia. Che si fa in questi casi? Ci si
guarda negli occhi, ci si dice la verità e si cerca insieme la strada migliore.
Ci si guarda negli occhi, io e te. Ci si guarda a lungo.
Poi alla fine, nel silenzio complice che si è venuto a
creare, io ti dico:
“Zio, hai rotto il cazzo.”
martedì 10 settembre 2013
Il Cittadino Occasionale meets Mr. Uveite
Mr Uveite, uomo animato da un gran appetito di vita e di –OMISSIS-, non se la passa benissimo.
Qualcuno obietterà che passarsela come se la passa lui non è esattamente non passarsela bene, tuttavia concorderete con me che essere a un passo dalla decadenza non è cosa che faccia piacere.
Decadrà? Non decadrà? Decadranno prima gli altri? Decadremo prima noi?
Mi sento di poter rispondere con franchezza a questa domanda, nella maniera che segue:
Occorre davvero una sentenza passata in giudicato (quindi, sulla carta, inappellabile) per far sì che Mr Uveite getti la spugna e se ne torni sotto la pietra dalla quale è uscito anni fa?
No, perché se serve una sentenza, stiamo freschi.
È dal 1979 che quell’ometto buffo si destreggia tra perquisizioni, domande senza risposta, leggi ad personam, inculate mondiali, figure barbine, mignotte di ogni età, estrazione sociale e coppa di reggiseno. Serve sul serio una sentenza di frode fiscale per capire che non è l’uomo giusto al posto giusto?
In tutti questi anni di Silvianesimo, non è che l’Italia sia andata incontro a un boom economico. Un boom c’è stato, sì, ma contro un muro.
Perché siamo finiti contro un muro? Ma perché aveva l’uveite, ovvio! Come si può vedere bene se si ha l’uveite? Lo sanno anche i bambini.
Quindi, in buona sostanza, scomparirà dal nostro quotidiano questo rancoroso nanerottolo dalla lingua veloce e la morale di un boa che non si nutre da settimane? Certo che no. Mr Uveite è un sintomo, non una malattia. È il grado zero dell’essere Italiano Medio, qualcosa a cui tutti aspiriamo, senza aver il coraggio (o la debolezza) d’essere. Siamo noi a dover cambiare, non lui. Faccia quel che vuole, lui. Rimanga, scompaia, finisca ai domiciliari, chissene. Il giorno in cui nessuno sentirà il bisogno di parlarne, di quell’insidioso Pan dei giorni nostri, sarà un giorno meraviglioso e nuovo.
Che sia già domani?
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| Cazzo guardi? |
Decadrà? Non decadrà? Decadranno prima gli altri? Decadremo prima noi?
Mi sento di poter rispondere con franchezza a questa domanda, nella maniera che segue:
Occorre davvero una sentenza passata in giudicato (quindi, sulla carta, inappellabile) per far sì che Mr Uveite getti la spugna e se ne torni sotto la pietra dalla quale è uscito anni fa?
No, perché se serve una sentenza, stiamo freschi.
È dal 1979 che quell’ometto buffo si destreggia tra perquisizioni, domande senza risposta, leggi ad personam, inculate mondiali, figure barbine, mignotte di ogni età, estrazione sociale e coppa di reggiseno. Serve sul serio una sentenza di frode fiscale per capire che non è l’uomo giusto al posto giusto?
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| Foto di gruppo con minchione |
Perché siamo finiti contro un muro? Ma perché aveva l’uveite, ovvio! Come si può vedere bene se si ha l’uveite? Lo sanno anche i bambini.
Quindi, in buona sostanza, scomparirà dal nostro quotidiano questo rancoroso nanerottolo dalla lingua veloce e la morale di un boa che non si nutre da settimane? Certo che no. Mr Uveite è un sintomo, non una malattia. È il grado zero dell’essere Italiano Medio, qualcosa a cui tutti aspiriamo, senza aver il coraggio (o la debolezza) d’essere. Siamo noi a dover cambiare, non lui. Faccia quel che vuole, lui. Rimanga, scompaia, finisca ai domiciliari, chissene. Il giorno in cui nessuno sentirà il bisogno di parlarne, di quell’insidioso Pan dei giorni nostri, sarà un giorno meraviglioso e nuovo.
Che sia già domani?
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venerdì 30 agosto 2013
Il Cittadino Occasionale presenta: Lettera aperta a Daniela Santanchè
Daniela Santanchè, vi ho vista l'altra sera attraverso il mio apparecchio radiotelevisivo, eravate ospite di Luca Telese su La7. Mentre assistevo alla tenzone tra Voi e quella peperina della Serracchiani, nella mia mente di Cittadino Occasionale si sono formati alcuni pensieri, interrotti a tratti dai consigli per gli acquisti. Tuttavia non sono solito usare la mia mente, essa è per così dire nuova e contiene molto spazio; oltre a rimembrare prodotti di consumo, ho memoria delle vostre parole e di ciò che è accaduto davanti alla macchina da presa.
Per tale ragione conservo un vivido ricordo di ciò che ho pensato durante la trasmissione. È mia precisa volontà metterne a parte la Vostra persona, Daniela Santanchè, poiché grande è stata la mia partecipazione alla serata e non ritengo giusto tenere per me tutto ciò che avete suscitato.
In prima battuta, vi sono vicino. Vi sono vicino per vari motivi. La prima ragione è codesta: voi confliggete con fermezza e fiero cipiglio contro la realtà, non ne fate mistero, lo fate con orgoglio e pervicacia. Quanto mi si è stretto il cuore quando ripetevate i classici mantra del vostro credo, il Silvianesimo. Al solo sentir menzionare i dieci milioni di elettori, ohibò, cascommi una lagrima. Non è galanteria, badate bene, ma sincera ammirazione. Va da sé che essendo il Silvianesimo un culto religioso, non v'è traccia alcuna di logica nei suoi dogmi fondanti. Vanno accettati per fede, non compresi; è bene ripeterli come preghiere, non sottoporli a fredda e cinica analisi intellettuale. La seconda ragione, di conseguenza, è la vostra risoluta aderenza al culto. Oh, quanto distanti sembrano i tempi del vostro critico allontanarsi dal sentiero del Cavaliere! Quanto prive di forza sembrano le parole che un tempo usaste contro di lui!
Ma è chiaro ormai che il cambiamento d'un tempo era solo momentanea crisi, e tutto è rientrato: con atto d'amore e profonda solidarietà, il Cavaliere vi ha riaccolta a braccia aperte, militate ora al suo fianco, impavida. Siete delle sue donne il modello, di ciò mi compiaccio.
Altra ragione è la vostra raffinata dialettica, ispirata, mai banale, non ripetitiva, ardita nella costruzione, forbita nell'architettura sintattica, ricca di contenuti, labirintica nel fuggire l'altrui offesa, speculativa, assertiva senza mai varcar il confine della cattiva condotta. Siete una fine oratrice, lasciate ch'io lo dica, e malcelo un virtuoso sentimento d'invdia. Potess'io aver cotanta lingua! Quanti screanzati potrei far tacer!
Motivo d'ammirazione si somma a motivo d'ammirazione: profonda è la vostra conoscenza del tessuto sociale, delle istituzioni, della magistratura, del governo, di leggi e Costituzione. Grande rispetto mostrate per l'avversario, giammai calcando la mano. Onore alle alte cariche dello stato, vi è miele in ogni vostra parola per loro. Quando parlavate di "braccio armato della sinistra", rivolgendovi ai magistrati, che gaudio essi avran provato, a sentir sì sperticate lodi al loro operato!
Silviana convinta, Daniela Santanchè non arrestate il passo neppur di fronte alla caduta del vostro ispiratore, mostrando orgogliosa l'appartenenza al gruppo. Che cosa sono, dico io, alcuni processi per far di un uomo un lestofante? Può, dico io, una sola condanna in cassazione mutar d'improvviso il sembiante di un angelo in quello di un dimonio? Invero, non può, voi lo sapete. E io lo so, grazie a voi. Avete tolto l'IMU, onorando il verbo del Silvianesimo. In voi ancor confido, nel vostro sembiante fisso, privo d'umane espressioni, così granitico e aderente alla causa da non tradir segno d'umanità alcuno.
Ultimo motivo d'ammirazione è quel che viene ora: altre sentenze van leste verso consumazione, una delle quali allude a una corte del Silvio e a libidinosi atti con giovini anche di minor età, concussione e altre orribil malefatte. Sappiamo qual ciarpame anche questi incartamenti contro il Silviano Ispirator contengano, eppure inevitabile pare che si giunga a una nuova prova. Un atto di fede ancor più grande dei precedenti. Appoggiar un uomo, mi si perdoni l'ardire, che promiscuo giaceva con meretrici in festini in maschera. Ma so già che non toglierete a Silvio l'appoggio vostro, e fino in fondo lo seguirete. Se vi sarà da battagliar, battaglierete. Se Silvio avea una corte, non sembri affatto cosa villana, voi la più splendente siete, la più fedele sua Cortigiana.
Per tale ragione conservo un vivido ricordo di ciò che ho pensato durante la trasmissione. È mia precisa volontà metterne a parte la Vostra persona, Daniela Santanchè, poiché grande è stata la mia partecipazione alla serata e non ritengo giusto tenere per me tutto ciò che avete suscitato.
In prima battuta, vi sono vicino. Vi sono vicino per vari motivi. La prima ragione è codesta: voi confliggete con fermezza e fiero cipiglio contro la realtà, non ne fate mistero, lo fate con orgoglio e pervicacia. Quanto mi si è stretto il cuore quando ripetevate i classici mantra del vostro credo, il Silvianesimo. Al solo sentir menzionare i dieci milioni di elettori, ohibò, cascommi una lagrima. Non è galanteria, badate bene, ma sincera ammirazione. Va da sé che essendo il Silvianesimo un culto religioso, non v'è traccia alcuna di logica nei suoi dogmi fondanti. Vanno accettati per fede, non compresi; è bene ripeterli come preghiere, non sottoporli a fredda e cinica analisi intellettuale. La seconda ragione, di conseguenza, è la vostra risoluta aderenza al culto. Oh, quanto distanti sembrano i tempi del vostro critico allontanarsi dal sentiero del Cavaliere! Quanto prive di forza sembrano le parole che un tempo usaste contro di lui!
Ipse dixit
Altra ragione è la vostra raffinata dialettica, ispirata, mai banale, non ripetitiva, ardita nella costruzione, forbita nell'architettura sintattica, ricca di contenuti, labirintica nel fuggire l'altrui offesa, speculativa, assertiva senza mai varcar il confine della cattiva condotta. Siete una fine oratrice, lasciate ch'io lo dica, e malcelo un virtuoso sentimento d'invdia. Potess'io aver cotanta lingua! Quanti screanzati potrei far tacer!
Motivo d'ammirazione si somma a motivo d'ammirazione: profonda è la vostra conoscenza del tessuto sociale, delle istituzioni, della magistratura, del governo, di leggi e Costituzione. Grande rispetto mostrate per l'avversario, giammai calcando la mano. Onore alle alte cariche dello stato, vi è miele in ogni vostra parola per loro. Quando parlavate di "braccio armato della sinistra", rivolgendovi ai magistrati, che gaudio essi avran provato, a sentir sì sperticate lodi al loro operato!
Silviana convinta, Daniela Santanchè non arrestate il passo neppur di fronte alla caduta del vostro ispiratore, mostrando orgogliosa l'appartenenza al gruppo. Che cosa sono, dico io, alcuni processi per far di un uomo un lestofante? Può, dico io, una sola condanna in cassazione mutar d'improvviso il sembiante di un angelo in quello di un dimonio? Invero, non può, voi lo sapete. E io lo so, grazie a voi. Avete tolto l'IMU, onorando il verbo del Silvianesimo. In voi ancor confido, nel vostro sembiante fisso, privo d'umane espressioni, così granitico e aderente alla causa da non tradir segno d'umanità alcuno.
Ultimo motivo d'ammirazione è quel che viene ora: altre sentenze van leste verso consumazione, una delle quali allude a una corte del Silvio e a libidinosi atti con giovini anche di minor età, concussione e altre orribil malefatte. Sappiamo qual ciarpame anche questi incartamenti contro il Silviano Ispirator contengano, eppure inevitabile pare che si giunga a una nuova prova. Un atto di fede ancor più grande dei precedenti. Appoggiar un uomo, mi si perdoni l'ardire, che promiscuo giaceva con meretrici in festini in maschera. Ma so già che non toglierete a Silvio l'appoggio vostro, e fino in fondo lo seguirete. Se vi sarà da battagliar, battaglierete. Se Silvio avea una corte, non sembri affatto cosa villana, voi la più splendente siete, la più fedele sua Cortigiana.
Con stima imperitura
Il Cittadino Occasionale
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