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mercoledì 2 ottobre 2013

Il Cittadino Occasionale in "Italia. Ed è subito Crisi"

ANTEFATTO
Il presente post è stato scritto in più riprese. Scritto e riscritto, a essere onesti. Il motivo è presto detto. Finita una stesura, la situazione descritta nella dissertazione cessava di esistere, con sommo movimento di cabbasisi del sottoscritto. Pertanto si ripartiva da capo. E poi, inesorabilmente, vuoi Cicchitto, vuoi Giovanardi, vuoi Dudù mandavano tutto in vacca e via da capo.
Ora, so che la fiducia è stata ottenuta in Senato, e presumibilmente alla Camera sarà un gioco da ragazzi bissare questo grandissimo risultato (ironia inside). Non intendo modificare altro. Puppatevi un post vecchio. Perché nel nostro paese l'attualità è talmente fulminea che, finita di battere un'agenzia, è già ora di scrivere tutto il contrario. 

Domanda:
Se vi trovaste sepolti in un mare di merda, il vostro primo pensiero sarebbe:

A) Come fare a uscirne
B) Che tipo di cacca è
C) Come riuscire a trascinarci qualcuno in mezzo insieme a voi

Ah, la mia patria.
Siamo ufficialmente in crisi. Berlusconi, Silvio, il Caimano, il Nano, lo Psiconano, il Puttaniere, Mr Uveite che dir si voglia, ha posto il paese sotto scacco; e non per i motivi che ci vedete voi, malandrini. Nulla c’entra l’imminente decadenza, figlia di un illegittimo atto di potere del braccio armato della Sinistra. Il Pdl, in fieri Forza Italia, non ci sta e stacca la spina a Letta poiché è stata aumentata l’IVA.


Indovina indovinello, cosa piace al mio pisello?

E allora, dimissioni in bianco. Perché in bianco? Semplice. Metti che sei Cicchitto (e ti chiedo scusa per il paragone). Consegni una lettera in bianco con le dimissioni. La raccoglie Berlusconi. Ci scrive sopra la cifra, per onorare il tuo gesto; diciamo una sorta di atto d’amicizia fatto in euro. Se ti garba questa elargizione liberale, le tue dimissioni da bianche diventano nere su bianche, se non ti garba è presumibile che tu ti accorga di avere una coscienza e non ti dimetti più.
Tortuose, le vie della virtù.
Ma torniamo alle feci. Ci siamo, è ovvio. Approfondiamo dunque la conoscenza di questo straordinario ricettacolo di batteri.
Allora, ci sono i falchi e le colombe. Non è una versione creativa della storia dei fiori e delle api, per mostrare ai miei piccoli lettori come vengono al mondo i bimbi o per introdurli nel mondo della sessualità umana.
I politici di cui sopra spesso si sono introdotti nella nostra sessualità, anche senza consenso e anche passando dal retro. Malandrini loro, direte voi. Epperò.
C’è un però. Un però piuttosto grande. Il però è questo: LI ABBIAMO VOTATI NOI.
Qualche mese fa Scalfari, rispondendo a una domanda del maggiordomo di Letta (aka Fabio Fazio, nella sempre cortese definizione di quel simpa di Beppe Grillo) circa la situazione politica italiana, disse una cosa tanto triste quanto vera. La classe politica che governa un paese rappresenta quel paese. Se noi abbiamo questa gentaglia al potere è perché ce la meritiamo. Punto.
Triste musica di violini. Sipario.

Lo scacchiere presenta ben più di due fazioni in lotta tra loro. Da una parte l’imperituro Silvio, profeta del Silvianesimo. Gli si aggrappano forte forte Daniela Santenché, Mara Carfagna, la Gelmini, Bondi, Capezzone e tutti quelli usualmente definiti FALCHI. Che però preferirei chiamare FALQUI, perché mi fanno cagare. Vicini a questi abbiamo le colombe, COLOMBE, che chiameremo COLOMBIANI, perché sembra si nutrano unicamente di bamba. Altrimenti non mi spiego il loro atteggiamento.


E Vaff vuol proprio dire Vaff!
 Tra di essi, Rotondi (che, giova ricordarlo, si è autonominato candidato Premier del centrodestra), Cicchitto, Alfano (che si definisce “diversamente berlusconiano”), Giovanardi (non capisco mai se quando parla scherza oppure se pensa davvero quel che dice, oppure pensa e basta e gli escono scorregge verbali dalla bocca). Amici amici amici di Silvio che, allo stato attuale delle cose, dicono ANCHE NO.

Poi c’è il PD. Il PD merita una trattazione a parte. Il PD contiene molte contraddizioni. Tipo che non sono sicuro che dentro al partito sappiamo di essere dentro un partito. Perché Epifani (segretario del PD) dice che non vuole un “governicchio”, alludendo a magheggi possibili tra due giorni in sede di voto di fiducia, mentre Letta (presidente del Consiglio) dice che la fiducia è possibile e il governo deve portare a compimento il programma previsto. Poi c’è Renzi.

Sono ganzo, sono giovine, sono Renzi.

Renzi merita una trattazione a parte, all’interno della trattazione a parte. Avete mai sentito parlare Renzi? Ecco. Simpatico, no? Intrattiene, diverte, tiene desta l’attenzione. Vi ricordate anche solo una parola che ha detto, in questi suoi discorsoni? Rispondo io per voi. NO. ZERO. Renzi produce RUMORE, il rumore nasconde l’assenza di contenuti. Questa è semiotica, Baby. Poi ci sono molti altri, tipo Fassina. Fassina mi fa venire le lacrime agli occhi. Si lamenta sempre. Se fossi un parlamentare Fassina lo battezzerei Er Piagnisteo. “Ehi, hai sentito Er Piagnisteo stamattina? Mortacci sua!”. La Bindi invece è scomparsa. D’Alema non so come considerarlo. Ogni tanto parla. Ogni tanto farebbe bene a non parlare.


'ntu culu la dialettica!

Poi c’è il Movimento 5 Stelle. Il M5S non è un “movimento”, è un partito. È la forma religiosa più simile al Silvianesimo che esista oggi in Italia; il profeta del culto è Grillo (che non può sedere in parlamento per un piccolo problemino di natura penale, tipo una condanna per omicidio colposo, una cazzatella). Accanto a Grillo c’è Casaleggio, che è un simpa molto addentro alle strategie della comunicazione e forse un attimino in conflitto di interessi, in quanto blog e alcune opere di Grillo sono realizzati ed editi dalla SUA AZIENDA. Il M5S è formato da giovani alla prima esperienza politica importante, e molti hanno dimostrato di non essere pronti a sedere lì in mezzo. Non lo dico con cattiveria, è una constatazione. Ci vuole preparazione per fare politica, e molti di loro non ne hanno; hanno passione, determinazione, purezza, buone idee anche, ma non metodo.
Il problema che ho con il Movimento è questo: per quel poco che posso capire io di politica, ho sempre pensato che l’elemento fondante di questa antica arte di gestione della cosa pubblica fosse il dialogo. I Grillini, Cittadini, Stellini o come minchia si fanno chiamare negano il dialogo e si pongono in parlamento come fossero gli unici detentori del Giusto. E no, belli miei, così è facile. È come iscriversi all’Esercito di Silvio con qualifica di Generale.
Se vuoi parlare con me, ma subordini il tutto al fatto che io accetti A PRIORI che tu hai ragione, la mia risposta è SUCA. Senza offesa, eh.
La politica è anche questo: sporcarsi le mani, dibattere, stringere alleanze, far saltare alleanze, fare pompini e diventare ministro (ogni tanto succede). Tralasciando la faccenda dei pompini, non si può cambiare tutto quanto il sistema dopo esserci entrati da un’ora. Prima bisogna conoscerlo, resistere alle tentazioni, combatterle, vincerle e proporre un’alternativa. Grillo era un buon comico a inizio carriera. Poi si è evoluto in un autore satirico ficcante e spudorato. La satira mira ad attaccare tutto ciò che appartiene alla cultura di una società (cultura in senso antropologico, dunque usi, costumi, politica, religione etc). Il termine SATIRA e il termine SATURO hanno radice comune e indicano pienezza, varietà di contenuto. L’autore satirico opera un’azione distruttiva per minare le certezze dell’individuo, mettergli sotto il naso contraddizioni e orrori della società in cui vive, spingerlo a riflettere e a fare scelte, senza mai indirizzarlo verso l’una o l’altra alternativa. La satira solleva il velo e mostra il pattume nascosto. Poi sta a te che guardi fare il passo successivo: informarti, scegliere, schierarti. Siccome Grillo utilizza spesso la SATIRA per fare POLITICA, utilizza un ibrido dei due mondi che non è molto onesto. In parte perché la satira ha gioco facile nel demolire, ma non fornisce nulla di costruttivo, non dà alternative, non comunica progetti; quello è appannaggio della politica. La politica del M5S è ANNASSERO TUTTI A FARE IN CULO. Il che, consentitemi di dire, non è che sia poi così costruttivo. Hanno le loro ragioni, ci mancherebbe, la scena politica italiana è così triste che una telenovela brasiliana a confronto sembra Paperissima… Epperò. Se non offri un’alternativa, ma ti limiti a dire sempre CATTIVI, CATTIVI, CATTIVI non ci fai una bella figura. Oppure sei Renato Brunetta. E neppure in quel caso ci fai una bella figura.
POSTILLA: l’alternativa deve essere concretamente realizzabile. Perché se tu dici: Basta guerre, viviamo sereni e felici nel mondo, basta inquinamento, acqua libera per tutti, no TAV, fuori dall’euro, lavorare meno e lavorare meglio, questo è il mio programma di governo.
Sì, bello, niente da dire, epperò SUCA.

Passiamo oltre. Chi rimane? Fratelli d’Italia. Meloni, Crosetto, quell’altro con la voce di Tom Waits dopo che si è mangiato una grattugia. Si erano smarcati da Silvione in tempi non sospetti, poi sono ritornati sui loro passi e entrati in coalizione, poi di nuovo si sono smarcati. Archivio FDI con un SUCA d’ufficio e tanti saluti.

SEL. Quando Vendola parla per affrontare una questione, ci mette così tanto tempo che LA QUESTIONE SI RISOLVE DA SOLA. Fine stratega? Ragazzo fortunato? Il tempo risponderà a questa domanda. SEL è un movimento border line e si comporta come tale. Incarna forse l’unica compagine politica apertamente e concretamente di sinistra in parlamento; una sinistra anacronistica, forse, non estrema ma radicale. Peso politico dell’armata: zero virgola STO CAZZO. Anche loro, purtroppo, confinati a produrre RUMORE.

Lega Nord. Che roba è? Non ricordo. Ah, quelli che credono di essere i discendenti di Obelix, si bevono il Po e si inculano i diamanti. Quelli che chiamano i neri Bingo Bongo, che insultano il ministro Kyenge, che ce l’avevano duro. Quelli del federalismo, antiberlusconiani che escono dalla Giunta quando è ora di votare la decadenza e che poi dicono che il governo deve cadere, ma il loro appoggio al Pdl è esterno, epperò poi magari si riavvicinano, epperò anche BASTA.

Capezzin, Capezzin, Viva Capezzin!

ALTRI. Cosa resta?
I Radicali. Vabbè. Capezzone era Radicale. Silvio ha firmato i referendum dei Radicali. Il mondo è fuori di sesto.
La Destra. C’è ancora quel tizio, come si chiamava… Storace? Mitico Storace. Continua nella tua battaglia contro la realtà. Siamo con te. Storace, che, giova ricordarlo, è stato piantato in asso come uno stronzo dalla Pitonessa (che hai tempi della Destra diceva peste e corna di Silvio).
UDC. Posso saltarli questi?
Scelta Civica, o per meglio dire il partito di Monti senza Monti. Un gioco di prestigio senza prestigio.
Fare per fermare il declino è stato fermato dal declino di Fare per fermare il declino.
Tabacci non so dove sia, mi sfugge come un’anguilla, dove sta? In che partito milita? Sei troppo ganzo, Bruno.

Non mi vengono in mente altri schieramenti. Chiedo venia se ho saltato qualcosa di ragguardevole. Torniamo alla domanda di partenza:
Se vi trovaste sepolti in un mare di merda, quale sarebbe il vostro primo pensiero?
Qualcosa mi dice che la risposta esatta sarebbe la quarta. Non mi interessa.
Il nostro pensiero, nostro come popolo, è sempre: Non mi interessa. A forza di Non mi interessa, qualcun altro si è interessato a noi. Continueremo a comportarci in questo modo?
Spero con tutto il cuore di no, ma temo con tutta quell'altra parte del corpo che inizia con la C di sì.


UPDATE 2 ottobre

Fermi tutti. Le cose sono cambiate.

Questo pezzo l’ho scritto e riscritto perché, una volta terminata una stesura, quello là se ne usciva fuori con un’idea nuova e tutti quanti ad abbaiargli intorno. Ieri sera sembrava fatta, Sallusti sculaccia Cicchitto, Cicchitto morde Sallusti, Alfano sceglie di stare con gli indiani, il Forte di Arcore sputa fuori una rabbiosa Pitonessa accanto a un modesto Capezzone, Grillo manda tutti a fare in culo, il PD non lo so, Letta non ha dormito, qua non dorme più nessuno, Monti dice che Letta deve andare avanti, Maroni li ha rotti i succitati (con lettera minuscola), SEL è guardingo, Giovanardi si ribella a se stesso, gli Stellini in fuga vengono sbertucciati dai colleghi al Senato e alla Camera, scene isteriche, gente che piange, si dispera, urla, strepita, sangue e stridore di denti e intanto votano Sì alla fiducia.
Cioè. Schifani avrebbe dovuto parlare in Senato questa mattina, a titolo di portavoce del Pdl –o meglio, di Forza Italia, perché il nome PDL appartiene ad Alfano.

Oh, Gesù. Non riesco a star dietro a tutte 'ste puntualizzazioni. 
Invece di lasciarlo parlare, Dudù prende la parola. No, non Dudù, volevo dire Berlusconi. È il delirio.
Berlusconi, artefice della crisi di Governo, APPOGGIA LETTA.
Maggioranza schiacciante di Sì.
Sallusti questa mattina titolava il suo Giornale: ALFANO TRADISCE.
Alfano tradisce Berlusconi, che a sua volta tradisce se stesso.

Non so voi, ma io ci rinuncio.
Basta. Tiro i remi in barca. Tanti saluti. Facciano quel che credono...
Tabacci Premier, Cicchitto Presidente della Repubblica, Giovanardi alle Pari Opportunità.
Oppure Carlo Conti alla Cultura.

Europa, acolta qua. 

Commissariaci. Mandaci uno normale, o una normale. Dieci anni di fatica e poi saremo un paese (più o meno) in quadro. Da soli non ce la facciamo.
Basta tergiversare. Ok?
Che se no qua finisce che Berlusconi si dimette e la Pascale diventa Leader di un partito di uomini e cani, dove il confine tra l’una e l’altra delle forme di vita sopra menzionate sarà talmente labile da apparire inesistente.
E per i cani, credetemi, non è un gran complimento.

giovedì 26 settembre 2013

Lo Spettatore Occasionale alle prese con i Grandi Antichi: Call of Cthulhu (2005)



H.P. Lovecraft è stato uno scrittore americano di inizio novecento, mai esploso in vita. 
Esploso nel senso di divenuto famoso. Non esploso tipo tritolo.

Ciao a tutti, sono Lovecraft. Non sono mai esploso in vita. Nel senso di diventato famoso, non del tritolo.

Fu amico di Bloch (l’autore di Psycho), grande estimatore di Poe, ispiratore di un’intera generazione di autori horror e weird, bastardo retrogrado razzista e antisemita. Tralasciando l’ultima parte della sua breve introduzione (che me lo fa odiare come essere umano), Lovecraft fu il visionario creatore di un universo caustico e nichilista, popolato da Dei dimenticati che attendono il giusto momento per tornare a calpestare la Terra. Il suo Orrore Cosmico è ancora oggi efficace e disturbante, malsano e morboso, affascinante e deprimente al tempo stesso.

Il cinema è un’arte che prevede la creazione di immagini in movimento, correlate tra di esse, caratterizzate da una trama e da dettagli tecnici dei quali immagino vi freghi meno di zero.
Ma forse questo lo sapete già.

Il cinema ha spesso attinto alla narrativa per cavar fuori idee per pellicole da distribuire sul mercato. Edgar Allan Poe è stato amato dalla Hammer, poi da Bava, Fulci, Argento e così via. Lovecraft ha ispirato molto il cinema, senza mai riuscire a essere tradotto in maniera decorosa. Tipo che gli adattamenti cinematografici di Lovecraft sono delle merde. 

Ciao ciao, gente! Non sono una pellicola basata sui lavori di Lovecraft, sono uno Str...o normale!


Non c’è nemmeno da discutere.
Salverei Re-Animator, se proprio dovessi dirne uno, anche se sconfina nel campo del demenziale, nella commedia nerissima a sfondo splatter. Minchia, che definizione.

Ora smettete di sbadigliare che passiamo alla recensione.

Il cardine della narrativa di Lovecraft ruota intorno al culto segreto di Dei primigeni, chiamati Antichi, Grandi Antichi o Vecchi. Questi Dei hanno un profeta, che si chiama Cthulhu.
Cthulhu è un gigante con ali di drago, corpo antropomorfo, artigli, testa di polipo. Gigante nel senso che è alto come una montagna. È fatto di una materia che non può essere distrutta. Dorme sepolto sotto l’oceano, in una città morta che si chiama R’Lyeh. Capito? Non hanno come profeta Ezechiele o San Giovanni, questi Antichi, ma un titano mostruoso che schiaccia le città come fossero cacche di cane. Uno a zero per gli Antichi.

Io sono Cthulhu. Nella antica lingua di R'Lyeh il mio nome significa: "Non rompete il cazzo".


“Il Richiamo di Cthulhu” è il racconto con il quale Lovecraft tenta di collegare tutta la propria narrativa precedente in un universo tematico univoco, e getta le basi per storie appartenenti al Mito che scriverà (o riscriverà per altri autori, come revisore di bozze) negli anni a venire.
Il racconto è apprezzabile ancora oggi, molto inquietante, terribile al punto giusto e con un climax mostruoso nel terzo atto.
Manco a farlo apposta, questo racconto mai era stato approcciato dal cinema, che ha preferito saccheggiare storie minori per regalarci chicche di letame mica da ridere.
Nel 2005 la HPL Historical Society realizza un film dal titolo The call of Cthulhu: attori non professionisti, scarsi mezzi, tanta fedeltà al testo di partenza, grande conoscenza del corpus letterario del Nostro e una sconfinata passione.
Ah, già: lo girano in bianco e nero come fosse un film degli anni venti. Per la precisione, un film espressionista. 

Non sembra roba tipo anni venti?


Risultato: un’opera davvero magnifica. Magnifica dal punto di vista estetico, perché aderisce perfettamente ai canoni dell’espressionismo che omaggia (con sequenze che sembrano rubate a Il gabinetto del Dottor Caligari o Lo studente di Praga o ancora Nosferatu di Murnau.); magnifica dal punto di vista narrativo, perché rispetta la fonte sia nel dipanarsi della vicenda che nella struttura del racconto (il racconto originale è diviso in tre parti, tre microracconti fatti da personaggi diversi, tre differenti punti di vista, parti di un mosaico che soltanto alla fine in parte si ricomporrà; il film mantiene la struttura tripartita e offre la stessa molteplicità di punti di vista); magnifica dal punto di vista della suggestione, perché pur utilizzando un linguaggio ostico come quello del film muto, riesce a trasmettere l’inquietudine e il senso di minaccia che la storia crea. 

Oh, il prodigioso effetto speciale alla Mucciaccia!


Stiamo parlando di un film muto, nel quale gli attori non parlano se non attraverso cartelli inseriti tra una breve sequenza e l’altra, non è esattamente un film di Michael Bay, però tiene desta l’attenzione e intriga. La fotografia è molto curata e contribuisce a scolpire sul volto degli attori emozioni e sensazioni, veicolandole al pubblico in maniera forte e convincente; scene oniriche e avventurose sono realizzate immaginando di avere gli strumenti tecnici dell’epoca, quindi con effetti ottici quali prospettive forzate, minimi movimenti di macchina, mimica esasperata, giochi di luce e animazioni a passo uno.

Ovvio che al culmine della tensione, nella terza parte, quando effetti speciali più moderni avrebbero aumentato la resa emozionale delle scene, forse il film perde un po’ di potenza, ma è un difetto lieve; nel complesso si tratta di uno dei più riusciti adattamenti cinematografici che abbia visto (considerando l’aderenza alla fonte).
E poi Cthulhu non è mai stato condannato per frode fiscale.
Provaci, a condannare Cthulhu per frode fiscale. 

Condannami, se riesci. Forza. Ti sfido.


In conclusione, se siete alla ricerca di un film muto semisconosciuto, che dura poco, ha effetti speciali farlocchi (tipo teli di tessuto mossi da ventilatori per ricreare le onde del mare, un mostro realizzato in stop motion), attori che non avete mai visto e una colonna sonora senza Rihanna, Lady Gaga o uno di quei giovinastri che fanno musica senza cuore (oh, Bill Hicks, quanto maledettamente avevi ragione), allora questo film fa per voi.
Se invece non ve ne frega una ceppa di cinema, Lovecraft, espressionismo, stop motion e Cthulhu, guardatevi qualcos’altro.
Cazzo ne so, guardatevi Sotto Assedio.

Tra l’altro, qualche anno dopo (2011) i nostri eroi della HPLHS ci riprovano con il racconto The Whisperer in Darkness: sempre bianco e nero, sempre attori non professionisti, sempre pochi fondi. Non citano più l’espressionismo tedesco, ma i film americani con argomento soprannaturale degli anni cinquanta. Il racconto originale è molto bello. Il film no. NO. Prima metà ok. Poi NO. No, perché da un certo punto in avanti ha una deriva action poveraccia e malrealizzata; si stacca rumorosamente dalla fonte e imbocca una strada incerta, tentando nel finale di metterci una pezza. E poi i mostri in CGI farlocca… Preferisco non vedere nulla. Preferisco gommapiuma, lattice, pupazzoni fatti a cazzo. CGI cagosa in un film del genere no. 

Ma sono davvero così brutto? E se mi pettino diverso?


Un saluto anche dal Sommo Cthulhu.

Ciao ciao, statemi bene.


martedì 17 settembre 2013

Lo Spettatore Occasionale e la nuova opera di Pippy Superbracherone

Oggi vorrei parlarvi di un film per tutta la famiglia, visione ideale per un dopo pranzo insolito, tutti abbracciati sul divano sotto una calda coperta.
Il film si intitola “Frankenstein’s Army”.


Sobrio esempio di cinema per tutta la famiglia.


Trama: durante la seconda guerra mondiale un manipolo di soldati russi riceve una richiesta di soccorso via radio, raggiunge il luogo comunicato, finisce tra le grinfie di mostri realizzati da un pazzo incrociando cadaveri di nazisti con elementi meccanici tipo trapani, cesoie, carri armati, cavi dell’alta tensione.
Moriranno (quasi) tutti.
Il primo riversando metri di intestino in un capannone.
Non è lo spettacolo ideale per riunire grandi e piccini?

NO, NON LO È.

Frankenstein’s Army (2013) di Pippy Superbracherone –volevo dire Richard Raaphorst è una cosa strana. Ma proprio strana strana strana Seguendo la moda dei FF, Found Footage, Filmato Ritrovato, il buon Richard non si pone alcun problema in merito alla verosimiglianza della questione: esistevano nei primi anni quaranta cineprese portatili? A colori? Chissene. Lui gira un FF ambientato nella seconda guerra mondiale. C’è sempre un soldatino che porta la cinepresa e segue la compagnia, la scusa è che Stalin ha ordinato un filmato di propaganda e il tizio è incaricato di fornire materiale.
Credibile? Assolutamente zero.

Siate cortesi, gentiluomini, mentre appronto il mio cineocchio portatile di dimensioni ridotte.

Io lo stimo già per questo.
La storia in realtà non è molto articolata. Cioè, non è qualcosa che vi possa lasciare battute memorabili o colpi di scena inaspettati. Ci sono persone che vengono macellate, mostri sempre più bizzarri, un discendente del dottor Frankenstein. Fine. Ah, dimenticavo: una sbracatissima satira politica. Abbozzata. Messa insieme alla bell’e meglio (ah ah ah ah ah ah ah ah).
La battuta sopra fa schifo e la capiranno solo le due o tre persone al mondo che hanno visto questo film.

Ma che cosa eleva Frankenstein’s Army al di sopra della media dei film horror d’oggigiorno? Signori miei, la creatività.
CRE-A-TI-VI-TA’.
Gli esseri che popolano la pellicola sono incubi in carne e ossa, ibridi umano meccanici senza volto, animati da cavi elettrici penzolanti; si trascinano lungo corridoi bui, capannoni deserti, chiese abbandonate, aggrediscono senza pietà e senza minima considerazione dei rischi. Sono creature a metà strada tra i Cenobiti di Hellraiser e un tagliaerbe, un coltello elettrico, pinze giganti spremiteste. Sono la ciliegina sulla torta del film: li amerete. Ve ne cito due soltanto, per mettervi appetito. L’uomo-pentola (ovvero un pentolone con le gambe che segue il dottore intercettando pezzi di cadaveri scartati dai suoi esperimenti) e la donna-orsacchiotto (ovvero testa di donna ghignante attaccata a corpo di orsacchiotto di pezza, per gli ordini scrivete nei commenti indirizzo e quanti esemplari volete).

Con una fotografia invecchiata grazie al prodigioso intervento del calcolatore (attenzione: ironia inside), una regia minimale e un decor sublime, Raaphorst ci conduce per mano verso il basso, in una discesa inarrestabile attraverso la quale ci mostra il degrado e la corruzione che la guerra procura agli individui, fino al segmento finale del film, nel quale Roden nel ruolo di Frankenstein regala uno dei più deliranti monologhi da mad scientist che avrete la possibilità di ascoltare e gustare. C’è una buona dose di ironia in Frankenstein Army, condita con un gore davvero estremo. Tipo bassa macelleria. Se voltete concedervi un horror sopra le righe, visivamente nuovo e sorretto da buoni effetti speciali, andate sul sicuro e gettatevi su Frankenstein’s Army!

Non vuoi prendermi in braccio? Occhio ai punti però!


Ve lo dice anche la donna-orsacchiotto!

martedì 10 settembre 2013

Il Cittadino Occasionale meets Mr. Uveite

Mr Uveite, uomo animato da un gran appetito di vita e di –OMISSIS-, non se la passa benissimo.

 
Cazzo guardi?
Qualcuno obietterà che passarsela come se la passa lui non è esattamente non passarsela bene, tuttavia concorderete con me che essere a un passo dalla decadenza non è cosa che faccia piacere.
Decadrà? Non decadrà? Decadranno prima gli altri? Decadremo prima noi?
Mi sento di poter rispondere con franchezza a questa domanda, nella maniera che segue:

Occorre davvero una sentenza passata in giudicato (quindi, sulla carta, inappellabile) per far sì che Mr Uveite getti la spugna e se ne torni sotto la pietra dalla quale è uscito anni fa?

No, perché se serve una sentenza, stiamo freschi.
È dal 1979 che quell’ometto buffo si destreggia tra perquisizioni, domande senza risposta, leggi ad personam, inculate mondiali, figure barbine, mignotte di ogni età, estrazione sociale e coppa di reggiseno. Serve sul serio una sentenza di frode fiscale per capire che non è l’uomo giusto al posto giusto?

 
Foto di gruppo con minchione
In tutti questi anni di Silvianesimo, non è che l’Italia sia andata incontro a un boom economico. Un boom c’è stato, sì, ma contro un muro.
Perché siamo finiti contro un muro? Ma perché aveva l’uveite, ovvio! Come si può vedere bene se si ha l’uveite? Lo sanno anche i bambini.
Quindi, in buona sostanza, scomparirà dal nostro quotidiano questo rancoroso nanerottolo dalla lingua veloce e la morale di un boa che non si nutre da settimane? Certo che no. Mr Uveite è un sintomo, non una malattia. È il grado zero dell’essere Italiano Medio, qualcosa a cui tutti aspiriamo, senza aver il coraggio (o la debolezza) d’essere. Siamo noi a dover cambiare, non lui. Faccia quel che vuole, lui. Rimanga, scompaia, finisca ai domiciliari, chissene. Il giorno in cui nessuno sentirà il bisogno di parlarne, di quell’insidioso Pan dei giorni nostri, sarà un giorno meraviglioso e nuovo.

Che sia già domani?