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mercoledì 2 ottobre 2013

Il Cittadino Occasionale in "Italia. Ed è subito Crisi"

ANTEFATTO
Il presente post è stato scritto in più riprese. Scritto e riscritto, a essere onesti. Il motivo è presto detto. Finita una stesura, la situazione descritta nella dissertazione cessava di esistere, con sommo movimento di cabbasisi del sottoscritto. Pertanto si ripartiva da capo. E poi, inesorabilmente, vuoi Cicchitto, vuoi Giovanardi, vuoi Dudù mandavano tutto in vacca e via da capo.
Ora, so che la fiducia è stata ottenuta in Senato, e presumibilmente alla Camera sarà un gioco da ragazzi bissare questo grandissimo risultato (ironia inside). Non intendo modificare altro. Puppatevi un post vecchio. Perché nel nostro paese l'attualità è talmente fulminea che, finita di battere un'agenzia, è già ora di scrivere tutto il contrario. 

Domanda:
Se vi trovaste sepolti in un mare di merda, il vostro primo pensiero sarebbe:

A) Come fare a uscirne
B) Che tipo di cacca è
C) Come riuscire a trascinarci qualcuno in mezzo insieme a voi

Ah, la mia patria.
Siamo ufficialmente in crisi. Berlusconi, Silvio, il Caimano, il Nano, lo Psiconano, il Puttaniere, Mr Uveite che dir si voglia, ha posto il paese sotto scacco; e non per i motivi che ci vedete voi, malandrini. Nulla c’entra l’imminente decadenza, figlia di un illegittimo atto di potere del braccio armato della Sinistra. Il Pdl, in fieri Forza Italia, non ci sta e stacca la spina a Letta poiché è stata aumentata l’IVA.


Indovina indovinello, cosa piace al mio pisello?

E allora, dimissioni in bianco. Perché in bianco? Semplice. Metti che sei Cicchitto (e ti chiedo scusa per il paragone). Consegni una lettera in bianco con le dimissioni. La raccoglie Berlusconi. Ci scrive sopra la cifra, per onorare il tuo gesto; diciamo una sorta di atto d’amicizia fatto in euro. Se ti garba questa elargizione liberale, le tue dimissioni da bianche diventano nere su bianche, se non ti garba è presumibile che tu ti accorga di avere una coscienza e non ti dimetti più.
Tortuose, le vie della virtù.
Ma torniamo alle feci. Ci siamo, è ovvio. Approfondiamo dunque la conoscenza di questo straordinario ricettacolo di batteri.
Allora, ci sono i falchi e le colombe. Non è una versione creativa della storia dei fiori e delle api, per mostrare ai miei piccoli lettori come vengono al mondo i bimbi o per introdurli nel mondo della sessualità umana.
I politici di cui sopra spesso si sono introdotti nella nostra sessualità, anche senza consenso e anche passando dal retro. Malandrini loro, direte voi. Epperò.
C’è un però. Un però piuttosto grande. Il però è questo: LI ABBIAMO VOTATI NOI.
Qualche mese fa Scalfari, rispondendo a una domanda del maggiordomo di Letta (aka Fabio Fazio, nella sempre cortese definizione di quel simpa di Beppe Grillo) circa la situazione politica italiana, disse una cosa tanto triste quanto vera. La classe politica che governa un paese rappresenta quel paese. Se noi abbiamo questa gentaglia al potere è perché ce la meritiamo. Punto.
Triste musica di violini. Sipario.

Lo scacchiere presenta ben più di due fazioni in lotta tra loro. Da una parte l’imperituro Silvio, profeta del Silvianesimo. Gli si aggrappano forte forte Daniela Santenché, Mara Carfagna, la Gelmini, Bondi, Capezzone e tutti quelli usualmente definiti FALCHI. Che però preferirei chiamare FALQUI, perché mi fanno cagare. Vicini a questi abbiamo le colombe, COLOMBE, che chiameremo COLOMBIANI, perché sembra si nutrano unicamente di bamba. Altrimenti non mi spiego il loro atteggiamento.


E Vaff vuol proprio dire Vaff!
 Tra di essi, Rotondi (che, giova ricordarlo, si è autonominato candidato Premier del centrodestra), Cicchitto, Alfano (che si definisce “diversamente berlusconiano”), Giovanardi (non capisco mai se quando parla scherza oppure se pensa davvero quel che dice, oppure pensa e basta e gli escono scorregge verbali dalla bocca). Amici amici amici di Silvio che, allo stato attuale delle cose, dicono ANCHE NO.

Poi c’è il PD. Il PD merita una trattazione a parte. Il PD contiene molte contraddizioni. Tipo che non sono sicuro che dentro al partito sappiamo di essere dentro un partito. Perché Epifani (segretario del PD) dice che non vuole un “governicchio”, alludendo a magheggi possibili tra due giorni in sede di voto di fiducia, mentre Letta (presidente del Consiglio) dice che la fiducia è possibile e il governo deve portare a compimento il programma previsto. Poi c’è Renzi.

Sono ganzo, sono giovine, sono Renzi.

Renzi merita una trattazione a parte, all’interno della trattazione a parte. Avete mai sentito parlare Renzi? Ecco. Simpatico, no? Intrattiene, diverte, tiene desta l’attenzione. Vi ricordate anche solo una parola che ha detto, in questi suoi discorsoni? Rispondo io per voi. NO. ZERO. Renzi produce RUMORE, il rumore nasconde l’assenza di contenuti. Questa è semiotica, Baby. Poi ci sono molti altri, tipo Fassina. Fassina mi fa venire le lacrime agli occhi. Si lamenta sempre. Se fossi un parlamentare Fassina lo battezzerei Er Piagnisteo. “Ehi, hai sentito Er Piagnisteo stamattina? Mortacci sua!”. La Bindi invece è scomparsa. D’Alema non so come considerarlo. Ogni tanto parla. Ogni tanto farebbe bene a non parlare.


'ntu culu la dialettica!

Poi c’è il Movimento 5 Stelle. Il M5S non è un “movimento”, è un partito. È la forma religiosa più simile al Silvianesimo che esista oggi in Italia; il profeta del culto è Grillo (che non può sedere in parlamento per un piccolo problemino di natura penale, tipo una condanna per omicidio colposo, una cazzatella). Accanto a Grillo c’è Casaleggio, che è un simpa molto addentro alle strategie della comunicazione e forse un attimino in conflitto di interessi, in quanto blog e alcune opere di Grillo sono realizzati ed editi dalla SUA AZIENDA. Il M5S è formato da giovani alla prima esperienza politica importante, e molti hanno dimostrato di non essere pronti a sedere lì in mezzo. Non lo dico con cattiveria, è una constatazione. Ci vuole preparazione per fare politica, e molti di loro non ne hanno; hanno passione, determinazione, purezza, buone idee anche, ma non metodo.
Il problema che ho con il Movimento è questo: per quel poco che posso capire io di politica, ho sempre pensato che l’elemento fondante di questa antica arte di gestione della cosa pubblica fosse il dialogo. I Grillini, Cittadini, Stellini o come minchia si fanno chiamare negano il dialogo e si pongono in parlamento come fossero gli unici detentori del Giusto. E no, belli miei, così è facile. È come iscriversi all’Esercito di Silvio con qualifica di Generale.
Se vuoi parlare con me, ma subordini il tutto al fatto che io accetti A PRIORI che tu hai ragione, la mia risposta è SUCA. Senza offesa, eh.
La politica è anche questo: sporcarsi le mani, dibattere, stringere alleanze, far saltare alleanze, fare pompini e diventare ministro (ogni tanto succede). Tralasciando la faccenda dei pompini, non si può cambiare tutto quanto il sistema dopo esserci entrati da un’ora. Prima bisogna conoscerlo, resistere alle tentazioni, combatterle, vincerle e proporre un’alternativa. Grillo era un buon comico a inizio carriera. Poi si è evoluto in un autore satirico ficcante e spudorato. La satira mira ad attaccare tutto ciò che appartiene alla cultura di una società (cultura in senso antropologico, dunque usi, costumi, politica, religione etc). Il termine SATIRA e il termine SATURO hanno radice comune e indicano pienezza, varietà di contenuto. L’autore satirico opera un’azione distruttiva per minare le certezze dell’individuo, mettergli sotto il naso contraddizioni e orrori della società in cui vive, spingerlo a riflettere e a fare scelte, senza mai indirizzarlo verso l’una o l’altra alternativa. La satira solleva il velo e mostra il pattume nascosto. Poi sta a te che guardi fare il passo successivo: informarti, scegliere, schierarti. Siccome Grillo utilizza spesso la SATIRA per fare POLITICA, utilizza un ibrido dei due mondi che non è molto onesto. In parte perché la satira ha gioco facile nel demolire, ma non fornisce nulla di costruttivo, non dà alternative, non comunica progetti; quello è appannaggio della politica. La politica del M5S è ANNASSERO TUTTI A FARE IN CULO. Il che, consentitemi di dire, non è che sia poi così costruttivo. Hanno le loro ragioni, ci mancherebbe, la scena politica italiana è così triste che una telenovela brasiliana a confronto sembra Paperissima… Epperò. Se non offri un’alternativa, ma ti limiti a dire sempre CATTIVI, CATTIVI, CATTIVI non ci fai una bella figura. Oppure sei Renato Brunetta. E neppure in quel caso ci fai una bella figura.
POSTILLA: l’alternativa deve essere concretamente realizzabile. Perché se tu dici: Basta guerre, viviamo sereni e felici nel mondo, basta inquinamento, acqua libera per tutti, no TAV, fuori dall’euro, lavorare meno e lavorare meglio, questo è il mio programma di governo.
Sì, bello, niente da dire, epperò SUCA.

Passiamo oltre. Chi rimane? Fratelli d’Italia. Meloni, Crosetto, quell’altro con la voce di Tom Waits dopo che si è mangiato una grattugia. Si erano smarcati da Silvione in tempi non sospetti, poi sono ritornati sui loro passi e entrati in coalizione, poi di nuovo si sono smarcati. Archivio FDI con un SUCA d’ufficio e tanti saluti.

SEL. Quando Vendola parla per affrontare una questione, ci mette così tanto tempo che LA QUESTIONE SI RISOLVE DA SOLA. Fine stratega? Ragazzo fortunato? Il tempo risponderà a questa domanda. SEL è un movimento border line e si comporta come tale. Incarna forse l’unica compagine politica apertamente e concretamente di sinistra in parlamento; una sinistra anacronistica, forse, non estrema ma radicale. Peso politico dell’armata: zero virgola STO CAZZO. Anche loro, purtroppo, confinati a produrre RUMORE.

Lega Nord. Che roba è? Non ricordo. Ah, quelli che credono di essere i discendenti di Obelix, si bevono il Po e si inculano i diamanti. Quelli che chiamano i neri Bingo Bongo, che insultano il ministro Kyenge, che ce l’avevano duro. Quelli del federalismo, antiberlusconiani che escono dalla Giunta quando è ora di votare la decadenza e che poi dicono che il governo deve cadere, ma il loro appoggio al Pdl è esterno, epperò poi magari si riavvicinano, epperò anche BASTA.

Capezzin, Capezzin, Viva Capezzin!

ALTRI. Cosa resta?
I Radicali. Vabbè. Capezzone era Radicale. Silvio ha firmato i referendum dei Radicali. Il mondo è fuori di sesto.
La Destra. C’è ancora quel tizio, come si chiamava… Storace? Mitico Storace. Continua nella tua battaglia contro la realtà. Siamo con te. Storace, che, giova ricordarlo, è stato piantato in asso come uno stronzo dalla Pitonessa (che hai tempi della Destra diceva peste e corna di Silvio).
UDC. Posso saltarli questi?
Scelta Civica, o per meglio dire il partito di Monti senza Monti. Un gioco di prestigio senza prestigio.
Fare per fermare il declino è stato fermato dal declino di Fare per fermare il declino.
Tabacci non so dove sia, mi sfugge come un’anguilla, dove sta? In che partito milita? Sei troppo ganzo, Bruno.

Non mi vengono in mente altri schieramenti. Chiedo venia se ho saltato qualcosa di ragguardevole. Torniamo alla domanda di partenza:
Se vi trovaste sepolti in un mare di merda, quale sarebbe il vostro primo pensiero?
Qualcosa mi dice che la risposta esatta sarebbe la quarta. Non mi interessa.
Il nostro pensiero, nostro come popolo, è sempre: Non mi interessa. A forza di Non mi interessa, qualcun altro si è interessato a noi. Continueremo a comportarci in questo modo?
Spero con tutto il cuore di no, ma temo con tutta quell'altra parte del corpo che inizia con la C di sì.


UPDATE 2 ottobre

Fermi tutti. Le cose sono cambiate.

Questo pezzo l’ho scritto e riscritto perché, una volta terminata una stesura, quello là se ne usciva fuori con un’idea nuova e tutti quanti ad abbaiargli intorno. Ieri sera sembrava fatta, Sallusti sculaccia Cicchitto, Cicchitto morde Sallusti, Alfano sceglie di stare con gli indiani, il Forte di Arcore sputa fuori una rabbiosa Pitonessa accanto a un modesto Capezzone, Grillo manda tutti a fare in culo, il PD non lo so, Letta non ha dormito, qua non dorme più nessuno, Monti dice che Letta deve andare avanti, Maroni li ha rotti i succitati (con lettera minuscola), SEL è guardingo, Giovanardi si ribella a se stesso, gli Stellini in fuga vengono sbertucciati dai colleghi al Senato e alla Camera, scene isteriche, gente che piange, si dispera, urla, strepita, sangue e stridore di denti e intanto votano Sì alla fiducia.
Cioè. Schifani avrebbe dovuto parlare in Senato questa mattina, a titolo di portavoce del Pdl –o meglio, di Forza Italia, perché il nome PDL appartiene ad Alfano.

Oh, Gesù. Non riesco a star dietro a tutte 'ste puntualizzazioni. 
Invece di lasciarlo parlare, Dudù prende la parola. No, non Dudù, volevo dire Berlusconi. È il delirio.
Berlusconi, artefice della crisi di Governo, APPOGGIA LETTA.
Maggioranza schiacciante di Sì.
Sallusti questa mattina titolava il suo Giornale: ALFANO TRADISCE.
Alfano tradisce Berlusconi, che a sua volta tradisce se stesso.

Non so voi, ma io ci rinuncio.
Basta. Tiro i remi in barca. Tanti saluti. Facciano quel che credono...
Tabacci Premier, Cicchitto Presidente della Repubblica, Giovanardi alle Pari Opportunità.
Oppure Carlo Conti alla Cultura.

Europa, acolta qua. 

Commissariaci. Mandaci uno normale, o una normale. Dieci anni di fatica e poi saremo un paese (più o meno) in quadro. Da soli non ce la facciamo.
Basta tergiversare. Ok?
Che se no qua finisce che Berlusconi si dimette e la Pascale diventa Leader di un partito di uomini e cani, dove il confine tra l’una e l’altra delle forme di vita sopra menzionate sarà talmente labile da apparire inesistente.
E per i cani, credetemi, non è un gran complimento.

giovedì 19 settembre 2013

Il Cittadino Occasionale: Erezioni al Discorso di Berlusconi



Reazioni.
Volevo dire Reazioni.

Finalmente ieri pomeriggio Silvio ha rotto il silenzio e si è presentato a noi, suoi figli, con un videomessaggio da brividi.

Tutti insieme: E Santanché Olè, Santanché Olè, Santanché Olè


Chi si aspettava che facesse cadere il Governo si è preso una bella sbertucciata: Silvio, miglior statista degli ultimi 150 anni, non ha nemmeno menzionato il governo, neppure alluso a una eventuale crisi, ha solo spernacchiato i giudici e i sinistri Comunisti, creature mitologiche che assediano le nostre vite.
Ah, sì: poi ha rilanciato Forza Italia.
Ora scusatemi un secondo perché non resisto più, devo smettere di scrivere, uscire di casa, sventolare il bandierone e
RIDERE.
RIDERE A CREPAPELLE.

Oddio. Oddio, non so se ce la faccio.

Dovete sapere che questo post inizialmente avrebbe dovuto essere una sorta di telecronaca. Una roba tipo partita di calcio, con commenti scanditi dal minutaggio. Poi ci ho ripensato, ci ho dormito su, ho letto alcuni commenti, interventi di adepti del Silvianesimo, blog, post sulla pagina Facebook di FI e, soprattutto, ho ascoltato Giovanardi ieri sera da Cruciani (“La Zanzara”, Radio24).
Giovanardi, che, qualora ve lo foste perso, ha paragonato Silvio a Nelson Mandela.
Giovanardi, per l’amor del cielo.
Giovanardi.

Devo scrivere davvero qualcosa sotto una foto del genere?


Domanda: ma Capezzone è morto? Dov’è? Cosa sta combinando in questi giorni? È malato? Perché non interviene, non fa nulla, non scalpita, non aderisce a Forza Italia? Sono preoccupato.

Mi sono riletto per voi il discorso della Discesa in campo.
E ho ascoltato e letto e riletto il nuovo discorso, quello di ieri.

Io dividerei i principi fondanti del Silvianesimo in due. L’antico testamento (discorso del ’94) e il nuovo testamento (discorso del 18 settembre 2013). La cosa buffa è che non cambia una fava.
Zero.
Almeno in profondità. Superficialmente, forse, qualcosina… Nel secondo si chiarisce un po’ meglio che ci troviamo di fronte a una religione, specialmente quando Silvio dice:


“Diventa anche tu un missionario di libertà, diffondi i nostri valori e i nostri programmi, partecipa ai nostri convegni e alle nostre manifestazioni, impegnati nelle prossime campagne elettorali e magari anche nelle sezioni elettorali per evitare che ci vengano sottratti troppi voti, come purtroppo è sempre accaduto.”


Chissene della politica, qua stiamo parlando di missionari. Religione, ve l’avevo detto, no? Non è Berlusconismo, è Silvianesimo. Nella religione (così come nel Mito) la storia non ha alcuna rilevanza, perché sono leggende e fede a costituire le basi per l’etica e la cultura di una società. La nostra etica e la nostra cultura si fondano su Forum, Il pranzo è servito, Bim Bum Bam, Il Grande Fratello, La Corrida, Drive In.
Vai così, Silvio.
Poi però si scade anche nella minaccia, eh. Perché il nostro profeta dice questa cosa qua:


“impegnati nelle prossime campagne elettorali e magari anche nelle sezioni elettorali per evitare che ci vengano sottratti troppi voti, come purtroppo è sempre accaduto”


E quindi io mi chiedo, ma che stai a scherzà?
Ma chi è che ti ha sottratto i voti? Capezzone, dove sei? Giovanardi?
Parentesi Giovanardi: ieri sera il mito Giova ha detto che non entrerà in Forza Italia, che rimarrà nel PDL perché lui è uno dei fondatori, che il PDL non può sparire così, che semmai affiancherà Forza Italia, e poi si è lanciato in un’orazione contro la giustizia italiana, che ha definito stalinista e nazista. Ecco cha ha già fatto suo il dettame del Silvianesimo, ovvero:


“Perché Forza Italia è la vittoria dell’amore sull’invidia e sull’odio.
Perché Forza Italia difende i valori della nostra tradizione cristiana, il valore della vita, della famiglia, della solidarietà, della tolleranza verso tutti a cominciare dagli avversari.”


Giovanardi, sei fuori.
Sei fuori perché tu usi parole di odio e noi siamo il partito dell’amore. Capito, Giovanardi? Hai un cuore arido, non c’è spazio per te nei nostri ranghi. Pussa via.

Facciamo un passo indietro per indagare i dogmi di questo partito amorevole e speranzoso.
Perché Silvio ne ha per tutti, mica soltanto per i giudici e i comunisti, eh?


“Ma devo ricordare che gli elettori purtroppo non ci hanno mai consegnato una maggioranza vera, abbiamo sempre dovuto fare i conti con i piccoli partiti della nostra coalizione che, per i loro interessi particolari, ci hanno sempre impedito di realizzare le riforme indispensabili per modernizzare il Paese, prima tra tutte quella della giustizia.”


Sono confuso.
Partito dell’amore, strigliata ai compagni. Compagni nel senso di colleghi, politici di coalizione, menti affini. Non compagni in senso comunistoide.

Poi c’è il passaggio che preferisco, un capolavoro funambolico di arrampicata su specchi con capriola lessicale carpiata su concetti ritriti:


“Questa magistratura, per la prevalenza acquisita da un suo settore, Magistratura Democratica, si è trasformata da “Ordine” dello Stato, costituito da impiegati pubblici non eletti, in un “Potere” dello Stato, anzi in un “Contropotere” in grado di condizionare il Potere legislativo e il Potere esecutivo e si è data come missione, quella - è una loro dichiarazione - di realizzare “la via giudiziaria” al socialismo.”


Cazzo. La via giudiziaria al socialismo non ammette repliche, poi c’è quel cappello “è una loro dichiarazione” a sancirne una volta per tutte la veridicità. Inoltre abbiamo sempre quel simpatico riferimento al fatto che non sono stati eletti, perché, si sa, se sei eletto PUOI FARE IL CAZZO CHE TI PARE, tanto sei stato eletto, no?
Mamma mia, gente, sto quasi male.
A un certo arriva il principio di infallibilità, buttato lì in mezzo a quella che sembra la propria dichiarazione d’innocenza.


“io non ho commesso alcun reato,
io non sono colpevole di alcunché,
io sono innocente,
io sono assolutamente innocente”


Quella frase, io non sono colpevole di alcunché, è il primo comandamento, la pietra angolare del culto. Silvio non è, né può essere colpevole. Perché egli è l’Eletto (nel senso di vincitore delle elezioni). Chi viene legittimato dal popolo non può essere giudicato, perché non è soggetto alle leggi degli uomini comuni. Quindi anche se infrange le leggi, non può essere sanzionato. In fondo, Forza Italia è il partito dell’amore, lo dice lui stesso. Nel partito dell’amore non esiste spazio per il livore, la rabbia, la deriva giustizialista. Ci sono altre cose. L’amore, la famiglia, i valori cristiani.

Immaginiamo di porre un quesito a Silvio: del tipo, siamo giornalisti, e durante una conferenza stampa in cui enuncia questo suo programma politico-mistico possiamo porre una sola domanda.
La mia domanda sarebbe: Come si configura la faccenda di spogliarelli, puttane minorenni, pompini, concussione, frode fiscale, Emilio Fede, Lele Mora, Noemi, gente in maschera che si denuda di fronte a torme di vecchi bavosi... come si configura tutto questo in relazione ai valori cristiani e la famiglia e la patria e antani? Lo chiederei in una prospettiva del tutto laica, non sono credente, però mi piacerebbe capire. Ci sarà un nesso, magari mi sfugge. Farsi succhiare il pendolo = onorare i valori cristiani. Trovate l’errore.
Il discorso è molto lungo, e devo dire che vedere Silvio che lo pronuncia è sconvolgente. Il Messia è l’oscena caricatura dell’Uomo che nel ’94 scese in campo: sembra una mummia, un manichino, uno di quei pupazzi di una trasmissione che faceva satira politica su Sky (“Gli sgommati”). Trascende l’umano, quasi, con tutto quel trucco in faccia che azzera le rughe e conferisce al viso un aspetto immutabile ed eterno.  Anche spaventoso. Ormai Silvio non è più Berlusconi, è un’idea, un concetto incarnato, la concreta rappresentazione di ciò che voleva essere a inizio carriera. Il self made man che a furia di pugnette diventa cieco e sordo al mondo, essendo lui stesso un mondo (di interessi, di Ego, di ricchezza, di potere). 
Non riconosce nulla di giusto all’infuori di ciò che partorisce: ciò che è giusto è ciò che parte o giunge a Lui. È totalmente autoreferenziale. Ritiene di poter modellare le menti di chi lo ascolta con semplicità, per cui utilizza strategie verbali e retoriche precise e sempre uguali a se stesse. Pause, parole accentuate, movimenti delle mani, mimica facciale (quella poca che gli è rimasta, ovvero “occhi aperti” oppure “occhi chiusi”), tutto questo serve a rinforzare la comunicazione e a controllare chi accetta di farsi soggiogare da Lui. A chi minchia gliene frega della Banca Rasini, di Mangano, Dell’Utri, Previti, Gelli, P2, P3, Verdini, Scajola, Mamma Rosa, Marina, Ruby, Mills, Razzi, Scilipoti, Micaela Biancofiore, Capezzone, Triccheballacche… Lo sfondo non conta se stai osservando le piroette di un grande ballerino: è l’atto in sé che cattura l’attenzione, non il contesto. Però in politica un po’ dovrebbe contare, il contesto, dico bene?
NO.
Perché questa roba qua non ha niente a che fare con la politica. E lo str…ano inquilino di Villa San Martino ci gioca anche sopra, il bastardo, con il suo metadiscorso di ‘sta gran fungia di minchia:


“ (…) occorre che noi tutti ci occupiamo della politica. È sporca? Ma se la lasci a chi la sta sporcando, sarà sempre più sporca… Non te ne vuoi occupare? Ma è la politica stessa che si occuperà comunque di te, della tua vita, della tua famiglia, del tuo lavoro, del tuo futuro.”


Che raffinata trappola, amico mio. E chi è che la sta sporcando? Chi è che ha governato per quasi vent’anni? Fammi indovinare: tu! E anche questo lo dice lui:


“ (…) un certo Silvio Berlusconi, scese in campo, sconfisse la gioiosa macchina da guerra della sinistra, e in due mesi portò i moderati al governo.
Ero io.”


E ‘sto cazzo? Ci starebbe benissimo, credo. Un bello STO CAZZO finale, a sancire che la cifra dell’Italia oggi è una caciara senza via di uscita.
Tutto serio, faccia di pietra, sguardo di brace, ecco che dice: ERO IO, e poi, subito dopo, con un gran sorriso, STO CAZZO. Avrei immediatamente preso la tessera di Forza Italia. Ma proprio seduta stante.
Purtroppo le cose sono andate diversamente.
E il triplice Forza Italia finale?
Leggiamo un momento il passaggio:


“E dunque: Forza Italia! Forza Italia! Forza Italia! Viva l’Italia, viva la libertà: la libertà è l’essenza dell’uomo e Dio creando l’uomo, l’ha voluto libero.”


Qua mi tira in ballo Dio, il pio Silvio Berlusconi. Mi arriva a scomodare il concetto di divinità per dire che la sentenza è sbagliata. Dio vuole l’uomo libero, ergo Berlusca deve essere libero, tutti devono essere liberi. Basta Giudici Corrotti, desiderosi di Giustizia. Basta altri partiti, che agiscono per mero interesse, date tutto in mano a lui, che ha una gran voglia di tenere una cosa tra le dita.
Non la salamella reale, non il lungo mattarello lombardo, non il solerte cavaliere pelato compagno di mille scorrerie in praterie di pelo, nossignori. Vuole prendere in mano un’altra cosa:


“Per questo credo che la cosa migliore da fare sia quella di riprendere in mano la bandiera di Forza Italia.
Perché Forza Italia non è un partito, non è una parte, ma è un’idea, un progetto nazionale che unisce tutti.
Perché Forza Italia è l’Italia delle donne e degli uomini che amano la libertà e che vogliono restare liberi.”


Giovanardi lo ha paragonato a Nelson Mandela. Posso scriverlo ancora una volta? Giovanardi LO HA PARAGONATO A NELSON MANDELA.

Oh, Silvio, Silvio, Silvio. Sai che cosa mi piacerebbe che fosse quel trittico di Forza Italia uscito dalla tua bocca? Il triplice fischio sulla tua era. Partita finita, anche i supplementari.
Lascia stare l’Italia, se la ami.
Voglio parlarti con la sincerità con cui ognuno di noi parla alle persone alle quali vuole bene quando bisogna prendere una decisione importante che riguarda la nostra famiglia. Che si fa in questi casi? Ci si guarda negli occhi, ci si dice la verità e si cerca insieme la strada migliore.
Ci si guarda negli occhi, io e te. Ci si guarda a lungo.
Poi alla fine, nel silenzio complice che si è venuto a creare, io ti dico:
“Zio, hai rotto il cazzo.”

venerdì 30 agosto 2013

Il Cittadino Occasionale presenta: Lettera aperta a Daniela Santanchè

Daniela Santanchè, vi ho vista l'altra sera attraverso il mio apparecchio radiotelevisivo, eravate ospite di Luca Telese su La7. Mentre assistevo alla tenzone tra Voi e quella peperina della Serracchiani, nella mia mente di Cittadino Occasionale si sono formati alcuni pensieri, interrotti a tratti dai consigli per gli acquisti. Tuttavia non sono solito usare la mia mente, essa è per così dire nuova e contiene molto spazio; oltre a rimembrare prodotti di consumo, ho memoria delle vostre parole e di ciò che è accaduto davanti alla macchina da presa.
Per tale ragione conservo un vivido ricordo di ciò che ho pensato durante la trasmissione. È mia precisa volontà metterne a parte la Vostra persona, Daniela Santanchè, poiché grande è stata la mia partecipazione alla serata e non ritengo giusto tenere per me tutto ciò che avete suscitato.
In prima battuta, vi sono vicino. Vi sono vicino per vari motivi. La prima ragione è codesta: voi confliggete con fermezza e fiero cipiglio contro la realtà, non ne fate mistero, lo fate con orgoglio e pervicacia. Quanto mi si è stretto il cuore quando ripetevate i classici mantra del vostro credo, il Silvianesimo. Al solo sentir menzionare i dieci milioni di elettori, ohibò, cascommi una lagrima. Non è galanteria, badate bene, ma sincera ammirazione. Va da sé che essendo il Silvianesimo un culto religioso, non v'è traccia alcuna di logica nei suoi  dogmi fondanti. Vanno accettati per fede, non compresi; è bene ripeterli come preghiere, non sottoporli a fredda e cinica analisi intellettuale. La seconda ragione, di conseguenza, è la vostra risoluta aderenza al culto. Oh, quanto distanti sembrano i tempi del vostro critico allontanarsi dal sentiero del Cavaliere! Quanto prive di forza sembrano le parole che un tempo usaste contro di lui!



 
Ipse dixit

Ma è chiaro ormai che il cambiamento d'un tempo era solo momentanea crisi, e tutto è rientrato: con atto d'amore e profonda solidarietà, il Cavaliere vi ha riaccolta a braccia aperte, militate ora al suo fianco, impavida. Siete delle sue donne il modello, di ciò mi compiaccio.
Altra ragione è la vostra raffinata dialettica, ispirata, mai banale, non ripetitiva, ardita nella costruzione, forbita nell'architettura sintattica, ricca di contenuti, labirintica nel fuggire l'altrui offesa, speculativa, assertiva senza mai varcar il confine della cattiva condotta. Siete una fine oratrice, lasciate ch'io lo dica, e malcelo un virtuoso sentimento d'invdia. Potess'io aver cotanta lingua! Quanti screanzati potrei far tacer!
Motivo d'ammirazione si somma a motivo d'ammirazione: profonda è la vostra conoscenza del tessuto sociale, delle istituzioni, della magistratura, del governo, di leggi e Costituzione. Grande rispetto mostrate per l'avversario, giammai calcando la mano. Onore alle alte cariche dello stato, vi è miele in ogni vostra parola per loro. Quando parlavate di "braccio armato della sinistra", rivolgendovi ai magistrati, che gaudio essi avran provato, a sentir sì sperticate lodi al loro operato!
Silviana convinta, Daniela Santanchè non arrestate il passo neppur di fronte alla caduta del vostro ispiratore, mostrando orgogliosa l'appartenenza al gruppo. Che cosa sono, dico io, alcuni processi per far di un uomo un lestofante? Può, dico io, una sola condanna in cassazione mutar d'improvviso il sembiante di un angelo in quello di un dimonio? Invero, non può, voi lo sapete. E io lo so, grazie a voi. Avete tolto l'IMU, onorando il verbo del Silvianesimo. In voi ancor confido, nel vostro sembiante fisso, privo d'umane espressioni, così granitico e aderente alla causa da non tradir segno d'umanità alcuno.
Ultimo motivo d'ammirazione è quel che viene ora: altre sentenze van leste verso consumazione, una delle quali allude a una corte del Silvio e a libidinosi atti con giovini anche di minor età, concussione e altre orribil malefatte. Sappiamo qual ciarpame anche questi incartamenti contro il Silviano Ispirator contengano, eppure inevitabile pare che si giunga a una nuova prova. Un atto di fede ancor più grande dei precedenti. Appoggiar un uomo, mi si perdoni l'ardire, che promiscuo giaceva con meretrici in festini in maschera. Ma so già che non toglierete a Silvio l'appoggio vostro, e fino in fondo lo seguirete. Se vi sarà da battagliar, battaglierete. Se Silvio avea una corte, non sembri affatto cosa villana, voi la più splendente siete, la più fedele sua Cortigiana.

Con stima imperitura
Il Cittadino Occasionale